di Francesco Antonio Maisano
Il Dubbio, 26 febbraio 2021
Il bilancio di gestione dell'amministrazione della Giustizia penale nell'epoca Bonafede, evidenzia forti lacerazioni del sistema penale e di quello processuale- penale. Nel primo abbiamo assistito alla proliferazione di nuove figure di reato e leggi speciali seguendo una chiara ispirazione pan- penalistica; tutto deve essere perseguito, tutto deve essere (maggiormente) punito. La moltitudine dei bersagli, come sempre accade, mette a nudo solo la velleità che li ispira ma pochi sono i risultati migliorativi delle prestazioni.
Oggi abbiamo un sistema penale talmente caotico che persino l'interprete più avveduto ha difficoltà enormi a districarsi nella giungla normativa. Figurarsi il cittadino medio. Sulla sponda processuale ci ha pensato la sostanziale abolizione della prescrizione (che pure è istituto di diritto sostanziale) con la sentenza di primo grado quale che essa sia (assoluzione o condanna). Abbiamo creato l'imputato eterno (ma anche la parte offesa- parte civile eterna) e ciò nonostante sia evidente che la maggior parte dei procedimenti languono nella fase delle indagini preliminari col risultato che sono le Procure a decidere cosa deve andare avanti e cosa deve estinguersi.
In un colpo solo si frantumano due principi costituzionali: la ragionevole durata del processo e la stessa "obbligatorietà" dell'azione penale. Invece di puntare su una vera deflazione processuale (estendendo l'accesso e rendendo davvero appetibili i riti alternativi oltre che forgiare l'udienza preliminare come autentico filtro di ciò che è davvero meritevole di sviluppo dibattimentale) si è pensato solo ad aumentare il peso specifico della sentenza provvisoria di primo grado.
Dopo la sentenza provvisoria sarà compito della "nuova prescrizione" perpetuare l'orribile stasi senza scadenza. Se poi aggiungiamo a tutto questo l'assedio ideologico che il processo d'appello sta subendo (per tutte, la clonazione dell'inammissibilità alla stregua di quanto accade nel giudizio di Cassazione sino ad arrivare al giudice monocratico di secondo grado) vediamo chiari segni di voler deflazionare i processi con logica esclusivamente autoritaria.
Ci si può aspettare un cambio di passo? Purtroppo credo che un Governo di salute pubblica - e proprio per questo di poliedrica tipizzazione politica - potrà poco. Questo è un Paese che, fino a quando non conquisterà la separazione delle carriere in magistratura e la conseguente formazione di due Consigli superiori distinti e autonomi, avrà sempre problemi enormi e contraddizioni evidentissime. Guardiamo, ad esempio, a ciò che succede tra Procure e Giudice. Ormai si focalizza sul lavoro dell'inquirente (spesso accompagnato da grancassa mediatica) e si dimentica che la verifica di quel lavoro la fa il giudice terzo all'esito di un confronto tra tesi opposte. Il processo è diventato l'arresto, la conferenza stampa, l'esibizione muscolare; poi se ci sarà una sentenza di assoluzione troverà il silenzio.
Un sistema virtuoso dovrebbe salvaguardare la terzietà del giudice, la sua indipendenza dalle parti che si fronteggiano in contraddittorio. Invece accade che quell'accusatore, quel pubblico ministero, magari si troverà poi a giudicare la progressione in carriera del Giudice che gli diede torto. È un sistema senza senso, anzi no, contrario allo stesso buon senso. Ed è strano che proprio i Giudici (i giudicanti) cui è assegnata in via esclusiva la funzione di decidere in autonomia e indipendenza, non sentano il bisogno di "staccarsi" dai colleghi che nel processo hanno la fisiologica funzione di accusare l'imputato. In fin dei conti chi lotta per la separazione delle carriere in magistratura lo fa perché si affermi che il Giudice deve essere "immunizzato" da colleganze di lavoro, eguaglianza di carriera, etc. etc. Non puoi formare un corpo unico tra chi esercita funzioni contrapposte.
L'innaturalità dovrebbe risultare evidentissima ad ogni osservatore che non abbia rendite di posizione. Si potrà posticipare ancora questo tema eternamente "divisivo" tra forze politiche non sempre autonome dai desiderata del diverso "ordine-potere" dello Stato, ma è un nodo gordiano destinato comunque ad essere reciso.











