di Franco Corleone
L'Espresso, 26 aprile 2021
La decisione della Corte Costituzionale che ha dichiarato che "l'ergastolo ostativo è incompatibile con la Costituzione" è un punto fermo e ogni discussione deve prendere atto di una ferita che per un anno non sarà sanata. La realtà è in contrasto con l'art. 27 della Costituzione, con l'art. 3 sempre della costituzione e con l'art. 3 della Convenzione Europea dei diritti umani.
Non mi pare poco. E tanti giuristi si sono impegnati per comprendere come superare una ferita allo stato di diritto, assai grave. Le riflessioni di Giovanni Fiandaca, Andrea Pugiotto e di Giovanni Maria Flick sono un esempio di cultura e di intelligenza.
Ho scoperto invece e sono sconcertato che all'Università di Bologna esista una cattedra di sociologia del diritto e Mafie e antimafia. Mi paiono assai lontani i tempi di Massimo Pavarini.
Bisogna purtroppo prendere atto che germoglia una schiera di nuovi professionisti dell'antimafia per i quali la Costituzione sarebbe un peso, un fardello di cui liberarsi. Una strana concezione per cui la Costituzione avrebbe un valore non per tutti i cittadini, ma dovrebbe essere disapplicata per i "cattivi". Ovviamente non dovrebbe valere per i mafiosi, per i terroristi, per gli spacciatori di droga, per gli stupratori e l'elenco potrebbe allungarsi all'infinito.
Non vale la pena e non è questa la sede per un confronto teorico con il nulla, ma è il caso ancora una volta di ricordare che Aldo Moro si espresse con chiarezza limpida contro l'ergastolo e che questa posizione è stata riaffermata con nettezza da Papa Francesco. La Società della Regione pubblicò nel 2009 il volume "Contro l'ergastolo" e sta preparando un nuovo volume "Contro gli ergastoli". È bene che la parola torni alla politica e che il Parlamento si occupi finalmente della necessità di un nuovo Codice Penale cancellando il Codice Rocco, fondamento della dittatura e dello stato etico. È una occasione per rifondare giustizia e diritto. Sarebbe desolante una discussione tra epigoni di Lombroso e sostanzialisti che riducono lo stato di diritto e la democrazia a uno straccio.











