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di Giampaolo Cadalanu

 

La Repubblica, 18 aprile 2021

 

Primo riconoscimento ufficiale da parte di Asmara del ruolo dei propri militari nel conflitto nella regione dell'Etiopia. L'ambasciatrice alle Nazioni Unite respinge le imputazioni su stupri e fame usati come armi di guerra. Ma nuove testimonianze: i soldati eritrei restano, stanno solo cambiando le proprie divise con quelle di Addis Abeba. L'Eritrea ha annunciato ieri al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite di aver accettato di ritirare le proprie truppe dal Tigray, in Etiopia. Si tratta del primo riconoscimento ufficiale da parte di Asmara della presenza nella regione dei propri soldati, accusati da Ong e dalle stesse Nazioni Unite di aver perpetrato violenze e massacri.

L'ammissione - contenuta in una lettera inviata ai 15 membri del Consiglio e messa online sul sito del ministero dell'Informazione eritreo - arriva dopo che il capo dell'agenzia Onu per gli aiuti Mark Lowcock ha detto che le Nazioni Unite non hanno ancora avuto prove del ritiro delle forze eritree. "Visto che le minacce sono rientrate Eritrea ed Etiopia hanno concordato al loro massimo livello il ritiro delle forze eritree e il simultaneo dispiegamento di soldati dell'Etiopia alla frontiera", ha scritto l'ambasciatrice eritrea presso le Nazioni Unite Sophia Tesfamariam.

Le forze eritree hanno aiutato il governo federale di Addis Abeba a combattere contro l'ex partito al potere in un conflitto esploso a novembre in Etiopia. Finora però Asmara aveva negato la presenza di propri militari nella regione. Il mese scorso il primo ministro dell'Etiopia Abiy Ahmed ha riconosciuto il coinvolgimento sul terreno dei soldati eritrei e le Nazioni Unite ne hanno chiesto il ritiro. Giovedì Lowcock ha però denunciato: "Nessuna agenzia umanitaria ha visto prove di tale ritiro, anzi ci sono racconti su soldati eritrei che si sono semplicemente cambiati divisa vestendo le uniformi dell'Etiopia". Nel conflitto sono morte migliaia di persone e centinaia di migliaia sono state costrette a lasciare le proprie case in una regione con 5 milioni di abitanti.

"Ci sono racconti supportati da prove della colpevolezza eritrea in massacri e uccisioni", ha continuato Lowcock. Lunedì i soldati eritrei hanno aperto il fuoco uccidendo almeno 9 civili e ferendone decine di altri. Nei briefing al Consiglio di sicurezza sono stati dettagliati numerosi casi di stupri usati come armi di guerra e della diffusa crisi economica che ha portato alla fame la popolazione nel Tigray. "Abbiamo sentito false accuse di stupri e fame usati come armi da guerra", ha scritto Tesfamariam. "Si tratta di accuse oltraggiose, di un attacco alla cultura e alla storia del nostro popolo".