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di Andrea Tarquini

 

La Repubblica, 3 giugno 2021

 

La magistrata Laura Codruta Kövesi è stata nominata al vertice della neonata Eppo. Contro di lei scendono in campo il sovranista sloveno Janez Jansa e il premier-tycoon ceco Andrej Babis. Laura Codruta Kövesi è abituata da anni ad affrontare sfide e anche minacce di politici al potere corrotti o sospetti tali, spesso sovranisti ma non solo. Per anni in Romania fu la giudice-eroina della lotta anticorruzione, spedí in carcere un migliaio di corrotti eccellenti e smascherò anche il più potente di loro, il padre-padrino dei socialisti Liviu Dragnea.

Ma adesso da oggi Laura è ascesa molto in alto: è la prima capa della Eppo, la neocostituita Procura europea anticorruzione. Ed ecco che un sovranista e un politico discusso e tycoon, l'uno pregiudicato l'altro accusato dalla polizia del suo paese di malversazione di fondi Ue, scendono in campo contro di lei. Soprattutto il premier sovranista sloveno Janez Jansa, amico e pupillo prediletto dell'autocrate magiaro Viktor Orbán, reduce da una pena per corruzione e malversazione, ha bloccato la nomina dei rappresentanti sloveni all´Eppo, in modo che la Procura europea sia messa nell'impossibilità di indagare a Lubiana. Contro Laura è anche "Babisconi", al secolo il premier-tycoon ceco Andrej Babis, che in ottobre affronta svantaggiato difficili elezioni politiche che potrebbero costargli il posto.

La polizia ceca proprio ieri in una lettera aperta dei suoi inquirenti ha chiesto che Babis sia indagato per aver malversato fondi dell'Unione europea destinati agli agricoltori cechi a vantaggio della sua ex azienda, il colosso agroalimentare Agrofert. Non a caso, come riferisce il sito Euractiv, Agrofert ha denunciato il Parlamento europeo asserendo che non fornisce i documenti con cui ha surrogato l'accusa ripresa dalle forze dell'ordine ceche.

"Sono pessimi segnali", ha commentato a caldo Laura Codruta Kövesi in un´intervista al sito europeo Politico, riferendosi soprattutto alla Slovenia. "Venendo da Lubiana, si tratta anche di chiari indizi che c´è ben da sospettare che qualcosa non vada sul posto e che ci sia qualcosa di illecito. Il blocco dei rappresentanti sloveni influirà negativamente su tutto il lavoro dell´Eppo".

Che l'Eppo non piaccia a tutti i paesi membri dell´Unione, o meglio a non tutti i loro governi, appare ovvio. Anche perché con un sofisticato sistema elettronico basato a Lussemburgo la nuova procura europea anticorrotti ha particolari capacità tecnologiche di collegare un caso a un altro, una pista a un'altra, anche se si tratta a prima vista di episodi solo nazionali e magari invece non lo sono.

Alcuni paesi non hanno ancora nominato i loro rappresentanti all´Eppo. Oltre alla Slovenia, il secondo di cui mancano ancora i rappresentanti è a sorpresa la Finlandia. Ma solo per colloqui ancora in corso con la Ue su competenze e ruoli dei magistrati Eppo e nazionali, colloqui tra costituzionalisti. E non è tutto: Ungheria, Polonia, ma anche Danimarca, Irlanda e Svezia non hanno ancora aderito formalmente al trattato europeo di fondazione della nuova superprocura anticorrotti ue. Per cui l´Eppo riunisce 22 paesi sui 27 membri dell'Unione.

Secondo Kovesi, "la decisione slovena apre rischi pericolosissimi: senza l´appoggio e la partecipazione di questo o quel paese, specie se membro dell´eurozona, avremo difficoltà a proteggere anche la moneta comune europea. Andrés Ritter, procuratore generale all'Eppo e quindi braccio di destro di Codruta Kövesi, aggiunge sempre in dichiarazioni a Politico: "Ci indebolirà, non potremo inviare procuratori in paesi che ci boicottano, ma siamo un'autorità molto resiliente".

Chi conosce Laura Codruta Kövesi dai suoi tempi eroici romeni sa bene che non si ferma davanti a nulla. Nel suo ufficio in un luogo segreto, sempre protetta da agenti speciali con l´automatica Walther PPK o la Maschinenpistole MP-5 in pugno, ci disse: "Io non guardo in faccia nessuno, chi mi accusa di preferenze politiche ha la coscienza sporca. La corruzione distrugge l'anima e la coesione della società e divora parti consistenti di questo o quel prodotto interno lordo. Per questo la combatto, in nome dello Stato di diritto, non per piacere di assicurare i disonesti alla giustizia". Il padrino Liviu Dragnea poi di nuovo condannato la fece assurdamente incriminare per corruzione con accuse-farsa e false prove prefabbricate da giudici asserviti alla sua rete di corruzione, il capo dello Stato Klaus Iohannis la ha sempre difesa come ha potuto. Ma Ursula von der Leyen scegliendola a capo dell'Eppo ha scelto la persona giusta al posto giusto.