di Michele Cozzi
Corriere del Mezzogiorno, 16 settembre 2025
Intervista a Franco Cassano, presidente della Corte di Appello di Bari: “L’obiettivo è colpire il Csm”. La riforma della giustizia ha avuto già diversi passaggi parlamentari, e sembra in dirittura di arrivo. Una battaglia ormai finita? “I sondaggi dicono che l’esito del referendum non è scontato. Stanno nascendo tanti Comitati referendari per contrastare la riforma. Nella società, a destra come a sinistra, c’è una forte tradizione attenta ai valori dell’onestà in politica e nell’amministrazione pubblica, e alla necessità di combattere le organizzazioni criminali, che s’interroga sull’opportunità di una riforma che, per ammissione di chi la propugna, non affronta i problemi della giustizia, e mira solo a limitare i poteri della magistratura. La politica dovrebbe interrogarsi sull’opportunità di andare avanti così, spaccando il Paese col referendum, e con il rischio di esiti inaspettati”.
La riforma contempla la separazione delle carriere tra magistratura inquirente e giudicante. Il ministro Nordio afferma che “il vantaggio per tutti sarà di avere veramente un giudice terzo e imparziale”. È così?
“È uno slogan. La separazione è già un dato di realtà, perché ogni anno passano dalla funzione giudicante a quella requirente, e viceversa, pochissimi magistrati, e il passaggio è consentito una sola volta in tutta la carriera. L’obiettivo vero è un altro, cioè di indebolire il Csm, l’organo costituzionale preposto alla tutela dell’indipendenza della giustizia dalla politica. Con la riforma lo si indebolisce smembrandolo in due, uno per i pm e uno per i giudicanti, e sorteggiando i componenti provenienti dalla magistratura, mentre quelli provenienti dalla politica saranno sorteggiati nell’ambito di liste precostituite dalla politica”.
E la questione disciplinare?
“La materia disciplinare sarà sottratta ai Csm e demandata ad un nuovo organo costituzionale, Csm, al quale partecipano anche l’Alta Corte, dai poteri incerti e i pubblici ministeri. Un pubblico composto da magistrati che sono, ministero isolato diventa un organo o sono stati, in Cassazione, pericoloso, autoreferenziale, ritenuti più affidabili. E la riforma incontrollabile cui si affidano nel disciplinare riguarda solo poteri che non hanno bilanciamenti i magistrati ordinari, sebbene i e controlli istituzionali. problemi più delicati si pongano Quanto può reggere una situazione di frequente per le magistrature del genere? Prima o poi si speciali. Si stanno creando precedenti introdurranno forme di controllo pericolosi: il sorteggio da parte dell’Esecutivo sul pm, diverrà il paradigma costituzionale e lo si priverà del controllo sulla anche per la composizione polizia giudiziaria, mettendone dei consigli di presidenza delle in discussione indipendenza e magistrature amministrativa e imparzialità. Si faranno solo le contabili. A me pare che sarebbero indagini che vorranno i potenti state possibili scelte riformatrici di turno. È questo che i cittadini più equilibrate”. vogliono veramente?”.
Intravede il tentativo della politica di “sottomettere” i magistrati al Governo?
“Il discorso è complesso, ed è qui l’inganno per i cittadini. Vede, ad esempio in Spagna le carriere di giudici e magistrati del pubblico ministero sono separate ma è stato conservato un unico
Il governo afferma che la riforma, “ridurrà i poteri delle correnti e libererà la magistratura dai condizionamenti interni”. Che ne pensa e nella sua lunga carriera ha avvertito un clima “condizionato” nelle aule di giustizia?
“Sono entrato in magistratura nel 1983 e allora i rapporti tra alcuni magistrati e la politica erano ancora intensi, ed occulti. A partire dagli anni 70 del secolo scorso, la battaglia dell’Anm, e delle sue correnti interne, è stata quella di abbattere le gerarchie interne alla magistratura e di rendere il magistrato un uomo “senza speranza e senza timori” rispetto alla politica. Le correnti sono state uno strumento culturale essenziale in questo percorso, ma l’organo che ha dato attuazione all’indipendenza interna ed esterna dei magistrati è stato il Csm. Non è un caso se oggi si attaccano le correnti e il Csm”.
Il decreto sicurezza introduce 14 nuovi reati. È la tendenza al panpenalismo, cioè creare reati per incapacità di affrontare le questioni sociali?
“I bisogni di sicurezza di una società complessa e frammentata sono sicuramente cresciuti. Eppure riscontriamo la volontà di cambiare i rapporti tra i poteri dello Stato, di ridimensionare il controllo esercitato dalla magistratura, rendendolo meno incisivo, in particolare sull’attività politica e amministrativa (penso in particolare all’abrogazione dell’abuso in atti d’ufficio). Se a questo si aggiunge anche la riforma della Corte dei conti, si coglie un disegno generale di ridimensionamento di tutti i poteri di controllo. Gli esecutivi, in tempi di nazionalismi, ed in clima di guerra, vogliono sempre più le mani libere”.
Cosa occorrerebbe alla giustizia per funzionare?
“Le riforme non mirano a risolvere i problemi reali della giustizia, quali la durata dei processi, la informatizzazione degli atti, le udienze ormai solo virtuali, la necessità di rivedere il sistema delle garanzie nel processo penale, il problema della intelligenza artificiale, ma solo a ridimensionare il controllo esercitato dalla magistratura, Occorrerebbe innanzi tutto un ministero che funzioni. Ad esempio, c’è un numero intollerabile di suicidi nelle carceri, 62 da gennaio ad oggi, e si continua a sminuire il problema. Sul Pnrr si è arrivati in ritardo a capire che rischiamo di non raggiungere gli obiettivi concordati; il Csm ha indicato una serie di possibili rimedi, ma il Ministero in un decreto agostano in larga parte li ha disattesi. Si sarebbero dovuti stabilizzare i funzionari dell’Ufficio del processo, che in mancanza optano per altre amministrazioni. Solo per l’edilizia giudiziaria si registra un’attenzione positiva, ma in generale il ministero manca di progettualità, sembra indifferente alle esigenze degli uffici e propenso ad occuparsi solo di riforme dal sapore ideologico”.











