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di Gabriele Romagnoli

La Repubblica, 29 giugno 2022

Dopo tante delusioni, il Parlamento può dare il via libera allo ius scholae: le nuove regole per la cittadinanza di 877 mila studenti. È la breve estate calda dei diritti. Sulle piaghe (Covid, guerra in Ucraina, inflazione, siccità, incendi, cavallette) si può passare un balsamo, che riscatti questa stagione e questa legislatura alla quale storici e costituzionalisti del futuro riserveranno considerazioni poco lusinghiere.

La finestra da cui far entrare un’aria nuova resterà aperta per poco, ha già cominciato a chiudersi: il tempo è adesso. O è scaduto. Nessuno crede veramente che si possa arrivare alla battaglia più importante: quella sul fine vita. Altrettanto improbabile la riproposizione del disegno di legge Zan contro l’omotransfobia.

Restano la legalizzazione dell’autoproduzione di cannabis e, ancor più importante, centrale, l’approvazione dello ius scholae, variante dello ius soli che concede la cittadinanza a richiesta al minore nato in Italia o entrato prima dei 12 anni che abbia frequentato per almeno 5 anni uno o più cicli scolastici.

Questo Parlamento non è stato capace di eleggere un nuovo Presidente della Repubblica; non ha espresso nessuno dei due premier; ha votato la fiducia a governi di rancorosa alleanza tra partiti che si erano avversati in campagna elettorale e dopo, sia stando all’opposizione, che insieme in maggioranza; ha fatto registrare un record di scissioni e cambi di casacca.

Ha un’ultima opportunità per lasciare un segno prima di consegnarsi a una campagna elettorale bellicosa e presumibilmente venale poi all’oblio. Prima di congedarsi dalla pletora di rappresentanti e da se stesso. Un colpo d’ala. Qualcosa che resti. Ci penserà il governo Draghi a gestire le risorse del Pnrr, a scrivere la Finanziaria.

Toccherà come sempre al deep state tenere una rotta, garantire che non si affondi. Alle aule degli eletti spetta guidare il processo di trasformazione della società nella direzione da essa stessa indicata. Recepire volontà, sentimenti, fatti compiuti. Sancirli e dare loro dignità di legge dello Stato. Il diritto di cittadinanza per chi qui nasce o qui studia, imparando la lingua, gli usi e la storia di questo Paese e ad essi conformandosi è una di queste situazioni.

Interessa 877 mila studenti. Non sarebbe un’estensione indiscriminata, ma mirata: se il numero è alto è perché la realtà è estesa e non è mai stata affrontata. È vero che ci sono altri temi che entrano con più frequenza nei discorsi e nelle preoccupazioni delle persone.

Riguardano l’economia, ma a scatenare il caro prezzi ed erodere i risparmi sono e sono sempre stati fattori non controllabili dal Parlamento di un singolo Paese, men che mai l’Italia. Se una farfalla batte le ali in Brasile provoca un tornado in Texas. Se Putin decide di invadere l’Ucraina schizza l’importo delle bollette in tutte le case italiane. Nessun Parlamento poteva prevenire il Covid o, da solo, combattere il cambiamento climatico che porta la siccità e le sue conseguenze. E se è vero che sono più interessati ai diritti quelli che hanno risolto i problemi economici lo è altrettanto che dove si liberalizza la società si mette in moto un virtuoso ciclo economico (l’esempio più noto è quello dell’Irlanda).

L’ostruzionista contro le leggi sui diritti accampa che non erano previste nell’agenda del governo (infatti sono in quella del Parlamento), che potrebbero produrre tensioni nella maggioranza (come dire: inclinazioni nella Torre di Pisa), che non interessano al Paese reale. Ogni volta che a destra invocano il Paese reale si ha l’impressione che lo pensino come Silvio Berlusconi descriveva il pubblico televisivo: “Evoluto come un ragazzino che fa la seconda media e non siede neppure nei primi banchi”.

Dicendo di rispettarlo perché lo si ascolta gli si fa invece un torto giudicandolo incapace di interessi che non siano contenuti nelle sue tasche. Sui diritti questa strana entità è stata spesso più avanti dei suoi rappresentanti, a prescindere dalle scelte di voto. Lo ius scholae è uno di questi argomenti e dovrebbe essere discusso e votato con libertà di coscienza e senza presunti tornaconti elettorali. In caso poi, questa sì potrebbe essere materia di un referendum a cui appassionare il Paese reale svelandone il volto.