di Osservatorio Carcere UCPI
camerepenali.it, 1 maggio 2026
Proprio a ridosso di un’estate che si annuncia più calda delle precedenti e che, come le precedenti, si abbatterà sulla sempre più numerosa popolazione detenuta aggravandone le già critiche condizioni, il DAP ha diramato, in pochi giorni, una serie di provvedimenti e comunicazioni sui “frigoriferi nelle carceri” dal contenuto, allo stesso tempo, surreale e grottesco. Da un lato, con una circolare del 31 marzo 2026, a firma del Direttore Generale Detenuti e Trattamento, Ernesto Napolillo, si sollecitano soprattutto i provveditori regionali a impartire adeguate disposizioni per garantire ai detenuti, nei reparti, condizioni di minor sofferenza in ragione dei disagi “correlati alle elevate temperature” della stagione in arrivo, in modo da contrastare l’aumento di atteggiamenti “autolesionistici e/o autosoppressivi da parte dei reclusi”.
Dall’altro, con circolare del 23 aprile, a firma diretta del Capo del DAP, Stefano Carmine De Michele, si anestetizzano, specie sulla dotazione e l’utilizzo dei frigoriferi in carcere, le precedenti sollecitazioni. Difatti, con una evidente torsione logica, al fine di “prevenire eventi critici che possano turbare l’ordine e la sicurezza interna”, si dispone che “in nessun caso i pozzetti frigo e/o frigo potranno essere collocati nelle camere di pernottamento” perché potrebbero essere utilizzati per l’occultamento “di oggetti o sostanze non consentite” o, addirittura, “per barricamento e/o strumento atto ad offendere”.
Si stabilisce altresì che l’utilizzo dei pozzetti/frigo, da collocarsi in una stanza della sezione all’uopo dedicata (locali ex docce, lavanderia, barberia ecc.), debba essere consentito solo a uno/due detenuti appositamente autorizzati in “orari definiti”. È seguita, infine, una nota stampa in cui si specifica che la circolare sul posizionamento dei frigoriferi fuori dalle celle riguarderebbe “elettrodomestici di grandi dimensioni” che, in verità, non si sono mai visti all’interno di un carcere. Si sono visti invece pozzetti piccoli, vetusti e malfunzionanti, posizionati nei corridoi perché quei locali che la circolare avrebbe individuato per ospitarli sono ormai occupati da brande e materassi approntati in fretta e furia per il numero crescente di detenuti che non trovano posto nelle celle ormai al collasso.
Quello che più ci allarma, al di là delle sconfortanti iniziative del dipartimento, è che con queste disposizioni si inasprisce ancor di più il clima carcerario già incandescente: sottoponendo l’utilizzo dei pozzetti alla discrezionale scelta del personale penitenziario e alla disponibilità del “delegato” si impedisce ai detenuti di poter conservare qualche bevanda in fresco, alleviando, seppur in misura minimale, le proprie disumane condizioni quotidiane. Siamo davanti ad una vera e propria ossessione securitaria che ormai ha permeato completamente gli ambiti dipartimentali e che rischia di esasperare gli animi di una popolazione detenuta oramai incontenibile e del personale penitenziario oramai allo stremo.
I rischi che queste disposizioni mirano a scongiurare sono più fantasiosi che reali infatti utilizzare un frigorifero di grandi dimensioni come strumento atto ad offendere è eventualità meramente cinematografica e la necessità di sottrarre ai detenuti un luogo in cui celare “oggetti o sostanze non consentite” non tiene conto di come sono fatte le celle di quanto accade in carcere. Non ci stupiremmo, a questo punto, se la prossima circolare stabilisse che, per ragioni di sicurezza, tutti i detenuti debbano essere rinchiusi nelle celle “lisce”, senza armadietti e senza contenitori che possano nascondere oggetti proibiti o che possano essere usati come corpi contundenti e, visto che i (pochi e malfunzionanti) ventilatori possono essere atti all’uno e all’altro utilizzo, suggerisca di sostituirli con ventagli di carta.











