di Valentina Stella
Il Dubbio, 29 giugno 2026
Ogni anno, in questo periodo, l’attenzione sulla detenzione si alza. Arriva l’estate, le celle sono infernali, i detenuti maggiormente mal sopportano una carcerazione inumana e degradante. Gli ultimi dati del ministero della Giustizia, al 15 giugno, contano 64.850 detenuti per 46.337 posti davvero disponibili. Il sovraffollamento è in media del 140 per cento, con carceri che sfiorano il 280 per cento come a Lucca. Per dare una speranza, che poi puntualmente si rivela falsa, il governo annuncia costantemente riforme che andrebbero ad incidere sull’esecuzione penale. Nel 2024 con il ddl Nordio si promettevano miglioramenti grazie ad una semplificazione e velocizzazione delle procedure per l’accesso alla liberazione anticipata ordinaria.
Poi quella previsione fu bocciata dalla Corte costituzionale. Nel 2025 fu la volta della task force istituita al ministero della Giustizia, sotto la guida dell’ex capo di Gabinetto del Ministro Nordio, Giusi Bartolozzi, che avrebbe dovuto, grazie ad un coordinamento continuo con la magistratura di sorveglianza, prevedere misure alternative alla pena in carcere per diecimila detenuti. Si è rivelata il solito flop, come testimoniato dagli stessi giudici di sorveglianza. Per qualche settimana poi tutti gli occhi furono puntati sull’apertura del presidente del Senato Ignazio La Russa alla liberazione anticipata speciale ma la sua moral suasion andò a sbattere contro i delmastriani e i leghisti.
Quest’anno invece, con una conferenza in pompa magna convocata a fine maggio a Via Arenula, il Guardasigilli e i suoi vice hanno lanciato due iniziative: il “Regolamento recante le disposizioni in materia di strutture residenziali per l’accoglienza e il reinserimento sociale dei detenuti”. Insieme alle strutture per i tossicodipendenti era stato annunciato da Via Arenula come “una bella botta” al sovraffollamento ma non sarà affatto così. La platea ipotetica che potrebbe usufruire del beneficio è tra i 2500 e i 3000 detenuti, in particolare coloro i quali possiedono i requisiti per l’accesso alle misure penali di comunità, con una pena o residuo inferiore a 4 anni, ma che non hanno appunto un domicilio.
Le tempistiche? Ancora indefinite. Forse i primi effetti si vedranno all’inizio del prossimo anno. Il 30 maggio poi è scaduto il primo termine per gli enti pubblici, locali, terzo settore per presentare domanda al ministero della Giustizia al fine di essere inseriti negli elenchi delle strutture dove accogliere i detenuti. Tuttavia abbiamo chiesto a Via Arenula quante realtà abbiano fatto domanda ma il dato per ora non può essere reso noto. Durante quell’incontro con i giornalisti il ministro Nordio disse poi che nelle settimane successive a Palazzo Chigi sarebbe stato annunciato “un altro progetto”, “una rivoluzione copernicana” che avrebbe riguardato le strutture esterne per i detenuti tossicodipendenti e gli alcoldipendenti, con un potenziale sfoltimento di 10mila ristretti.
Si trattava semplicemente del ddl “Disposizioni in materia di detenzione domiciliare per il recupero dei detenuti tossicodipendenti o alcoldipendenti” approvato in Senato a inizio giugno e ora in discussione nella Commissione giustizia della Camera. Anche per questo provvedimento non si conoscono i tempi di attuazione concreta. “Spero che nel giro di qualche settimana si possa arrivare alla legge approvata”, ha dichiarato martedì il sottosegretario Alfredo Mantovano. E intanto, come emerso la scorsa settimana durante la presentazione della diciassettesima edizione del Libro Bianco sulle droghe, dal titolo “E non sono pazzi”, su iniziativa del deputato di +Europa Riccardo Magi, nel 2025 sono state 17.308, pari al 41,2%, le persone tossicodipendenti entrate in carcere.
Al 31 dicembre erano presenti negli istituti penitenziari italiani 20.767 detenuti certificati tossicodipendenti, pari al 32,7% del totale. Per il terzo anno consecutivo viene raggiunto un nuovo massimo: dal 2006 non erano mai stati così numerosi. Nordio continua a dire che “sono più malati da curare che detenuti da punire” ma intanto stanno ancora dietro le sbarre. E guai poi a parlare di misure clemenziali o di deflazione orizzontale come la liberazione anticipata speciale. Per Nordio sono “una resa dello Stato”. Eppure, prima di diventare ministro, era d’accordo sia con l’amnistia che con l’indulto, come detto ai microfoni di Radio Radicale.
Altra speranza vanificata è stata quella relativa alla riduzione della custodia cautelare. Durante i question time, rispondendo alle sollecitazioni di Forza Italia, in particolare del deputato Calderone che puntava ad escludere il rischio di reiterazione del reato dalle esigenze cautelari, il Guardasigilli aveva sempre sostenuto che ci stava lavorando la Commissione Mura ma i risultati di quella Commissione sono coperti da segreto e non saranno mai realizzati.
Per raggiungere questo obiettivo il ministro punta al gip collegiale ma al momento è congelato fino a febbraio. Nel frattempo non sono stati ancora completati i trasferimenti dei detenuti del carcere fiorentino di Sollicciano, dove sette sezioni sono state sequestrate dal gip su richiesta della procura. Impossibile ottenere notizie ufficiali, ma da quanto appreso i trasferimenti dei circa 200 reclusi avverranno a tappe e tra le destinazioni ci sono le carceri di Livorno e Alba.










