di Zeffiro Ciuffoletti*
Il Dubbio, 29 settembre 2020
La proposta della presidente della Commissione europea affondata dal "Gruppo di Visegrad". La questione migratoria costituisce, da anni, il fattore di maggiore conflittualità sociale e politica sia all'interno degli Stati dell'Unione europea, sia nel quadro, sempre più delicato, delle relazioni fra i diversi paesi membri. La prova sta nell'incrocio fra la revisione dei decreti Sicurezza prevista dal governo giallorosso, ma sempre rinviata, il processo all'ex ministro degli Interni Salvini, per il "presunto" sequestro dei migranti sulla nave Gregoretti, davanti al tribunale di Catania e la discussione per il Piano migranti presentato dalla Presidente della Commissione Ursula von der Leyen.
Il "Piano", in realtà, sembra un "piano inclinato" che sta affondando sotto i colpi dei paesi del gruppo Visegrád, che hanno manifestato le loro critiche alla stessa Presidente von der Leyen. Viktor Orbán ha dichiarato che l'approccio di base del piano che dovrebbe superare l'infelice accordo di Dublino, dichiarato defunto dalla stessa Angela Merkel, è lo stesso. Un approccio che si preoccupa solo di gestire l'accoglienza, senza porre dei freni all'immigrazione. Mancano nel Piano serie politiche di contenimento dell'immigrazione irregolare e poca chiarezza fra il trattamento dei profughi e dei migranti economici.
In realtà il Piano, anche sull'onda dei pericoli della pandemia, sembrava dovesse rottamare gli astratti principi di Dublino. In effetti riafferma i principi di solidarietà, anzi, in casi particolari, li dovrebbe rendere addirittura "obbligatori". Parla di soluzioni distributive "precise e prefissate" per i migranti. Poi si prevedono negoziati in Africa e accordi di rimpatrio in cambio di aiuti economici. Cose in sé assai importanti, ma inficiate da una sorta di ipocrisia perbenista.
Primo nel non distinguere i migranti dai rifugiati, che sono minoranza. Poi quelli che arrivano per terra o coi barchini o quelli con le Ong, che costituiscono un problema molto serio, come dimostra il caso di queste ore della nave Alan Kurdi, respinta dalla Francia e dirottata in Sardegna tra aspre polemiche. Infine si parla di ricollocamenti "obbligatori" dei migranti che in realtà non saranno accettati, come si è visto subito per il rifiuto dei soliti "cattivi", i paesi di Visegrád. Viene il sospetto che a mettere insieme la notizia della nave della Ong, Alan Kurdi, con 125 migranti a bordo, e la notizia del respingimento della stessa nave da parte della Francia verso le coste italiane (Sardegna), si stia consumando il solito gioco dei finti buoni che si nascondono dietro i cattivi e, diciamolo pure, i fessi che sarebbero gli italiani.
Con ogni probabilità, mentre il Piano della von der Leyen affronterà un lungo itinerario di compromessi, in Italia la revisione dei decreti Sicurezza servirà a rifinanziare il sistema Sprar e le società che garantiscono i servizi, e un rilancio delle Ong davanti alle coste italiane. Trovare un equilibrio fra solidarietà vera e sicurezza è difficile. Ma non si può ignorare, questa è l'ultima ipocrisia, che il traffico dei migranti dalla partenza all'arrivo, spesso, molto spesso, è in mano a delle organizzazioni criminali.
Sappiamo che molte Ong sono navi battenti bandiera di paesi membri dell'Unione europea. Ong che sono spesso finanziate dalla stessa Unione europea per il lavoro umanitario che stanno svolgendo. Vorrei fare una proposta semplice e non provocatoria. Ogni nave delle Ong, che salva emigranti nel Mediterraneo, si dovrebbe attrezzare per portare i naufraghi nei paesi di cui batte bandiera. Politici di buona volontà e giuristi dovrebbero affrontare la questione che, allo stato attuale, fa dell'Italia il paese obbligato ad accogliere tutti i migranti, insieme con la Grecia e con Malta.
*Storico










