di Alessandro Arrighi
Il Sole 24 Ore, 8 luglio 2025
La certificazione dell’etica è ormai un tema fondamentale in tutto il mondo ed essere in grado di soddisfare precisi standard, misurabili e documentabili, diventa indispensabile per la A competizione globale. Come tutti i mezzi di produzione, anche l’etica ha un costo, che deve essere quantificabile ex ante e deve essere in grado di produrre valore. Se, infatti, la qualità etica dell’imprenditore, in quanto Uomo, prescinde dagli aspetti misurabili e speculativi, da un punto di vista aziendale deve essere interpretata alla stregua di una competenza aziendale.
In questa accezione, certamente, il concetto di eticità non può essere banalizzato nel mero rispetto della legge. Il rating etico dovrebbe, prima di tutto, dare atto del rispetto della legge da parte di una società. Ma il mero rispetto delle previsioni normative, non può certamente essere l’unico pilastro. Esistono già alcune figure per certificare che il comportamento di un imprenditore sia conforme alle norme, basti pensare alle white list, tenute presso le prefetture, a cui le imprese, che operano in particolari settori, devono iscriversi per potere operare o altri strumenti di certificazione dell’onorabilità e dei procedimenti in corso.
L’utilizzo di questi strumenti, necessario, nell’ottica di una tempestiva valutazione, rischia di creare vere distorsioni del sistema, considerato il fatto, che, in uno stato di diritto, fino alla sentenza passata ingiudicato, a rigore, non si dovrebbe mai considerare nessuno colpevole, e soprattutto mai un imprenditore, al fine di non comminare, senza ragione, una pena, quella della perdita di valore dell’impresa, che rischierebbe di danneggiare non solo chi è sottoposto, ma anche tutti i gli shareholder e gli stakeholder.
Per superare la complessità occorre, probabilmente, essere disposti ad accettare una maggiore complessità delle procedure e degli strumenti utilizzati. In particolare, sarebbe necessaria una regolamentazione premiale, per la quale: O dovrebbero essere presi in considerazione tutti gli elementi sopra indicati e quindi non solo quelli legati ai reati più gravi, ma, in misura diversa e meno rilevante, anche quelli riferiti a imposte non pagate o comunque ad altre violazioni civili che, per quanto non siano reati, possono di fatto dimostrare la differenza tra un imprenditore più o meno corretto o corrotto; e i singoli elementi sopra indicati dovrebbero trovare una applicazione congiunta, stabilendo punteggi diversi a seconda non solo delle differenti ipotesi di reato, ma anche dello stato dell’eventuale procedimento essendo molto diverso il fatto che vi sia un giudizio pendente in primo grado o una doppia conforme in attesa della cassazione ed essendo in ogni caso, ancora più diverso il fatto che tale doppia conforme sia di innocenza o colpevolezza.
La diversa eticità tra gli imprenditori che operano sul mercato, in ogni caso, dovrebbe essere ordinata, non solo sulla base del rispetto di requisiti in ordine alla estraneità da procedimenti penali, ma anche sulla base di una serie di indici e indicatori diversi per settore merceologico, che potrebbero certificare la correttezza degli imprenditori, valutando mediante una serie di indicatori, la capacità di distribuire benessere ai lavoratori, non solo e non tanto in funzione delle retribuzioni distribuite ma soprattutto delle misure di sicurezza sul lavoro ulteriori al minimo previsto dalla legge o del welfare offerto.
Dovrebbe altresì essere valutata la puntualità nel pagamento delle proprie obbligazioni, la produzione di esternalità positive, eventuali elementi esposti nel bilancio sociale, come per esempio la produzione certificata di Esg, il rispetto di procedure cli qualità certificate, che possano valutare le risorse impiegate e l’integrità delle relazioni commerciali e verso gli stakeholder in generale. Perché un sistema così complesso funzioni e diventi uno strumento di sviluppo, però, è necessario superare l’utilizzo esclusivamente punitivo e fare in modo che ad alti rating etici si possano connettere strumenti premiali, quali agevolazioni fiscali, garanzia del credito, preferibilità, ceteris paribus nell’assegnazione degli appalti pubblici o comunque riduzione degli adempimenti burocratici, persino l’accesso a procedure concorsuali semplificate e magari a strumenti riparativi depenalizzanti, per l’imprenditore che dopo anni di comportamenti corretti certificati da alti rating, si trovi ad affrontare una crisi di impresa o uno stato di insolvenza, anche per colpa grave, ma senza un dolo predatorio.
Un sistema etico è un sistema che crea benessere e fiducia per tutta la collettività e preserva il valore comune. Ma è necessaria una collaborazione continua: da un lato, tra istituzioni esecutive, enti giudiziari e istituti pubblici territoriali, in ottica di sussidiarietà orizzontale, e dall’altro lato, associazioni datoriali, professionali e sindacali.
I rappresentanti degli uni e degli altri dovrebbero collaborare in modo sistematico, per attualizzare i meccanismi di assegnazione dei punteggi e indicare a chi governai possibili elementi premiali per chi investe nella correttezza della propria impresa, in modo che la comunità tutta, non debba sostenere il peso dei comportamenti eticamente scorretti.











