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di Giovanna Vitale


La Repubblica, 18 luglio 2021

 

Gioca in casa Enrico Letta, ma neanche troppo. "So di rischiare", confida ai dirigenti del Pd senese arrivando a Montalcino, prima tappa della campagna elettorale nel collegio toscano che, in ottobre, dovrebbe schiudergli le porte di Montecitorio. Qui tre anni fa Padoan vinse con tre soli punti di scarto sul centrodestra e lui sa di giocarsi tutto, perché "è evidente che se i cittadini mi rifiuteranno, ne trarrò le conseguenze".

Significa dire addio al Nazareno, non solo alla speranza di entrare in Parlamento. E certo, le voci di un possibile agguato renziano non rassicurano. "Ma intorno a me sento un buon clima", sorride, "vincere questa battaglia, per me totale, è possibile. Rifiutarsi sarebbe stata diserzione". Di ritorno da Ancona, dove ha incontrato i lavoratori di Elica, la fabbrica di elettrodomestici che con "un piano inaccettabile" ha deciso di delocalizzare la produzione in Polonia, il leader dem si gode il colpo d'occhio regalato dal chiostro duecentesco di Sant'Agostino. Tanta gente e un entusiasmo che scalda il popolo democratico come non si vedeva da un po'.

 

Cominciamo dalla giustizia. Il testo approvato in Cdm ha bisogno di modifiche, come sostengono M5S e Forza Italia, o va approvato così com'è, ponendo la fiducia?

"Non c'è alcun dubbio che la riforma sia giusta e necessaria: dopo molti anni si va finalmente nella direzione di superare lo scontro politico tra giustizialismo e finto garantismo che ha tenuto in ostaggio il Paese troppo a lungo. Ma proprio perché è di importanza strategica, penso che il Parlamento abbia il diritto, direi il dovere, di contribuire a migliorarla".

 

Palazzo Chigi però teme che la dialettica interna ai partiti possa dilatare i tempi e stravolgere il testo...

"Io credo che i tempi stretti chiesti dal governo, e che io condivido, siano compatibili con qualche piccolo aggiustamento, in prima o anche in seconda lettura. A patto di non stravolgerne l'impianto".

 

Quindi lei non asseconderà la guerriglia minacciata da Conte per ripristinare i cardini della legge Bonafede, specie sulla prescrizione?

"Mi fido molto della ministra Cartabia. Se vogliamo affrontare il percorso in modo ordinato occorre affidare a lei il volante, la guida di questo confronto nelle Camere".

 

Domani Conte incontrerà Draghi. C'è il rischio che il M5S si sfili, magari durante il semestre bianco?

"Come tutti sanno il Pd lavora molto bene con Draghi, così come ha lavorato bene con Conte, con il quale vogliamo costruire un'alleanza solida. Non solo non vedo rischi di rottura, ma sono convinto che questo dialogo darà più stabilità al governo".

 

Peccato che Renzi non sia della stessa idea. Dopo la battaglia sul ddl Zan pensa ancora che Iv voglia e possa far parte della coalizione di centrosinistra?

"La nostra disponibilità c'è, ma i comportamenti non sono indifferenti. Io però preferisco guardare cosa accade nei territori, a quel che è successo a Bologna, dove Isabella Conti ha gareggiato alle primarie e sono sicuro giocherà un ruolo rilevante anche domani. Io non caccio nessuno, ma far parte di una coalizione significa starci dentro con diritti e doveri, anche di lealtà".

 

Le alleanze nelle città, spesso mancate, non segnalano però che la coalizione allargata al M5S gode di salute precaria?

"È un processo complesso, che non si improvvisa. Per questo abbiamo lanciato le Agorà democratiche. Sarà il più grande esercizio di democrazia partecipativa mai offerto ai cittadini. La prossima settimana partiremo con incontri pilota a Palermo, Bologna, Napoli. E nomineremo un "osservatorio degli indipendenti" formato da personalità esterne di grande autorevolezza. Da oggi chiunque potrà iscriversi alla piattaforma. Dove, dal primo settembre, si potranno fare proposte per costruire insieme il programma del centrosinistra".

 

A proposito delle norme contro l'omotransfobia, Salvini le ha chiesto di incontrarvi per trovare un accordo salva-legge. Lo farà?

"Il Pd su questo tema vuole discutere con persone che hanno una sola faccia. Non trovo sia serio appoggiare le iniziative anti-Lgbtqi+ di Orbàn in Europa e poi disinvoltamente proporsi per una trattativa a difesa di quella comunità a livello italiano. Se vuole confrontarsi con noi sulla Zan rinneghi pubblicamente le norme anti-Lgbtqi+ approvate in Ungheria".

 

Ma non è meglio un compromesso pur di portare a casa il risultato?

"Abbiamo deciso di verificare passo passo in Parlamento gli sviluppi di questa vicenda, la cui tempistica non è ancora chiara. L'unica cosa certa è che se io non fossi rimasto fermo sul testo approvato alla Camera, a quest'ora non saremmo neanche arrivati nell'aula del Senato, staremmo ancora negli scantinati della commissione Giustizia a fare audizioni con il leghista Ostellari, che ha fatto di tutto per affossare la legge".

 

Neanche Conte ha pronunciato una sola parola a favore, anzi - sollecitato - si è sottratto. Questa cosa non la disturba?

"No, perché in queste settimane Conte si è concentrato su questioni interne al M5S. E i loro parlamentari stanno facendo con noi un lavoro comune per far passare la Zan".

 

È giusto aver escluso dalla Rai l'opposizione?

"Bisogna chiedere al centrodestra, sono tutti giochi dentro il loro campo. Il Parlamento ha votato ed è sovrano. Ora grazie alle scelte di Draghi ci sono le condizioni per una Rai molto più indipendente dai partiti. Vedo una svolta rispetto alla disastrosa gestione Foa-Salini".

 

I test Invalsi sono la prova che la chiusura delle scuole ha aumentato le diseguaglianze fra famiglie e territori. Come si può recuperare il debito di conoscenza accumulato dagli studenti?

"Sono dati drammatici e a me ha molto colpito che non siano diventati la prima notizia dei tg. La priorità assoluta è lasciare aperte le scuole, dire basta alla Dad perché le disuguaglianze partono sempre dal gap di conoscenza e formazione. Perciò faccio un appello al governo: nel Pnrr ci sono tante iniziative per ridurre i deficit educativi, si acceleri sull'utilizzo dei fondi".

 

E sulla vaccinazione obbligatoria nelle scuole: favorevole o contrario?

"Più vaccini si fanno meglio è. Ma non pensiamo che i guai della scuola si risolvano solo con una iniezione".

 

Riguardo al Green Pass, va fatto alla Macron o all'italiana?

"Il Green pass va fatto, punto. Alla Draghi. Noi ci fidiamo del premier e del ministro Speranza, che hanno sempre deciso con serietà e sulla base delle evidenze scientifiche, non di soluzioni estemporanee proposte solo per acchiappare voti. Servono soluzioni che coniughino libertà di movimento e apertura delle attività economiche in sicurezza. Ma non le dettano Meloni e Salvini".

 

Avete votato per il rifinanziamento delle missioni di supporto alla guardia costiera libica. La mediazione Pd si è risolta in un semplice invito al governo a verificare la possibilità di superarla, passando però gli stessi compiti all'Europa. Non è un po' poco?

"Avevamo solo un'alternativa: votare contro e lasciare che la missione italiana proseguisse così com'è; oppure negoziare con il governo per ottenere la fine della missione dal primo gennaio e il passaggio alla Ue. È quello che è accaduto. Far politica vuol dire lavorare per gradi. Avrei voluto di più, ma si tratta già di un grande passo in avanti".