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di Cesare Burdese

Ristretti Orizzonti, 9 marzo 2025

Illustrissimo Signor Presidente della Repubblica, mi permetto di indirizzare alla Sua attenzione questa lettera aperta, in qualità di architetto da molti decenni impegnato nel contribuire a riscattare le misere sorti del nostro carcere. Mi rivolgo rispettosamente a Lei quale garante supremo della nostra carta Costituzionale e dunque quale garante del complesso sistema istituzionale democratico a difesa dei diritti inalienabili delle persone, affinché si faccia promotore di un cambiamento necessario e urgente nel sistema carcerario italiano.

L’articolo 27, comma 3 della nostra Carta fondamentale, sancisce che le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato. Lo stesso principio è ribadito implicitamente dalla Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo, che impone agli Stati membri di garantire condizioni di detenzione rispettose della dignità della persona ed esplicitamente all’articolo 1 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea che afferma l’inviolabilità, il rispetto e la tutela della dignità umana. Tuttavia, la realtà del nostro carcere è lontana da questi principi anche per lo stato materiale degli istituti in funzione.

Da tempo è di dominio pubblico il sovraffollamento, la fatiscenza delle strutture e l’inadeguatezza degli spazi, che ostacolano non solo il recupero dei detenuti, ma anche il lavoro degli operatori penitenziari, in un contesto che alimenta tensioni e disagi. Con questa lettera vorrei richiamare la Sua attenzione ad un aspetto meno noto, se non del tutto ignorato, che è il tratto che da troppi decenni caratterizza e stigmatizza la nostra progettistica carceraria, che, al di là delle parole, continua ad essere improntata sostanzialmente esclusivamente a logiche securitarie e contenitive.

Sono logiche proprie della pena afflittiva e vendicativa che non ci appartiene e che in parte ci derivano dal nostro recente drammatico passato, caratterizzato dal fenomeno terroristico e dell’evoluzione della criminalità organizzata, oggi messi alle spalle. La droga e le migrazioni illegali rischiano di rafforzare tali logiche, inducendo a soluzioni architettoniche di natura esclusivamente contenitiva che aumentano a dismisura l’aporia tra principi e norme e “miseria” della risposta.

Emerge pertanto il bisogno di ricondurre la progettistica carceraria del nostro paese in un alveo culturale che sappia determinare il passaggio dalle sole questioni legate alla sicurezza ai bisogni della persona detenuta, degli operatori penitenziari, dei visitatori occasionali, come persone a tutto tondo, per una maggiore umanizzazione del carcere.

Signor Presidente, nei suoi continui richiami alla “cultura”, come unico vero strumento per governare i conflitti, ho riconosciuto non solo il “supremo referente istituzionale”, ma un uomo al quale è possibile rivolgersi per ricondurre la dimensione architettonica del nostro carcere in quell’alveo. Credo che una delle leve fondamentali per un cambiamento concreto, dentro e oltre il recinto carcerario, sia l’architettura, per i risvolti sociologici, psicologici ed ecologici che le appartengono.

Dobbiamo creare le condizioni per ripensare gli spazi detentivi, ispirandoci a modelli che altrove dall’Italia hanno dimostrato come ambienti dignitosi e funzionali possano favorire il reinserimento sociale, ridurre la recidiva, migliorare la salute e la sicurezza all’interno degli istituti.

Carceri progettate con criteri più umani perché rispettosi dei diritti fondamentali della persona, riavvicinano la pena al monito costituzionale e rappresentano un investimento nella giustizia e nella sicurezza della collettività.

Le chiedo, Signor Presidente, di farsi portavoce di questa istanza presso le istituzioni competenti, affinché l’Italia si doti di un piano di riforma architettonica del sistema penitenziario nel senso prospettato, per il pieno rispetto dei principi costituzionali e dei diritti sanciti. Nel ringraziarLa per l’attenzione che vorrà riservare a questa richiesta, Le porgo i miei più cordiali saluti.