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di Giovanni Mottura*


La Repubblica, 28 agosto 2019

 

Il tema dei beni sequestrati con finalità di confisca è tale da essere alla continua attenzione di molti e spesso dunque - giustamente - oggetto di varie esternazioni sui mezzi di comunicazione. Il motivo dell'esigenza di una lettera aperta indirizzata alla massima istituzione della Repubblica, è semplice: perché da troppo tempo la voce di chi fa questo mestiere (con iscrizione obbligatoria all'albo del ministero della Giustizia) non viene affatto ascoltata dal legislatore, che pure di frequente è intervenuto nell'ultimo decennio, offrendoci oggi un "codice antimafia" di oltre centoventi articoli.

Male comune a tante categorie, si può dire ... ed è tanto vero che, anche in questo caso, pochi semplici interventi potrebbero rimediare a criticità e storture evidenti del sistema, nell'interesse - da sottolineare - di tutti gli stakeholder. gli obiettivi Ricordando che il tema della buona gestione dei beni sequestrati e confiscati ha un altissimo valore, ormai non solo simbolico ma anche intrinseco (circa 9.000 procedimenti iscritti al 31.12.2017, a cui corrispondono 177.906 beni, di cui oltre 15.000 inseriti solo nel corso dell'ultimo anno - fonte ministero Giustizia; n. 2.892 aziende attualmente gestite dall'Agenzia nazionale per i beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata (Anbsc) - fonte: audizione in Commissione Antimafia del Direttore Anbsc, 10 luglio 2019), e pienamente consci della difficoltà di esercizio delle funzioni di amministratore giudiziario, quale pubblico ufficiale "votato" alla gestione economica - e in particolare "mediatore" tra le esigenze di una rigorosa, quanto garantistica, procedura repressiva della pericolosa conduzione criminale dell'impresa e quelle di una sostenibile gestione, legalitaria e proficua, dell'impresa stessa - si auspica che il mandato al nuovo Governo contenga una Sua raccomandazione di inserimento programmatico dei seguenti obiettivi concreti.

In primo luogo occorre valorizzare, rafforzandone adeguatamente gli organici, il ruolo consulenziale dell'Anbsc dal momento del sequestro, con particolare riferimento alla collaborazione con l'amministratore giudiziario (futuro coadiutore della stessa Anbsc) nelle decisioni di continuità aziendale (nel caso di imprese) e/o di gestione (dei beni immobili), in un'ottica da subito orientata, nel pieno rispetto delle garanzie di conservazione del valore e della reversibilità, alla possibile futura destinazione dei beni in parola, con particolare riguardo alla salvaguardia dei livelli occupazionali delle imprese confiscate.

In secondo luogo, nell'ottica di un'opportuna specializzazione e di una migliore organizzazione professionale, si ritiene opportuno procedere alla rimodulazione del limite degli incarichi di amministratore giudiziario (attualmente previsto dall'art. 35, comma 2, D.Lgs. 159/11), eliminando il mero limite numerico (tre), privo di sostanziale significato, e adottando un limite determinato mediante un adeguato e congruo algoritmo quali-quantitativo, in attuazione del decreto ministeriale già previsto dallo stesso articolo citato.

Al contempo, è indispensabile provvedere alla redazione di un provvedimento (circolare) del ministero della Giustizia, di concerto con l'Anbsc, previa consultazione delle categorie professionali interessate al ruolo di amministratore giudiziario, per l'interpretazione, univoca, chiara ed equa, della tariffa professionale recata dal D.P.R. 177/2015, da applicarsi uniformemente in tutti i tribunali e, con le opportune precisazioni, anche da parte dell'Anbsc, nella remunerazione dei propri coadiutori.

Si ritenere che attribuendo un'adeguata priorità agli obiettivi sopra individuati, la gestione proficua dei beni sequestrati e confiscati sarebbe garantita da una spirale virtuosa, con il coinvolgimento delle migliori, motivate e giovani forze professionali del nostro Paese.

 

*Presidente Consiglio Direttivo Inag