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www.camerepenali.it, 4 marzo 2015

 

Dopo l'improvvido intervento dell'onorevole Salvini sul caso dell'Avvocato Canestrini e le numerose adesioni, da parte di numerose Camere Penali, al nostro comunicato di solidarietà, non possiamo non rilevare come la confusione fra l'esercizio dell'inviolabile diritto di difesa e l'avversione abbia toccato limiti davvero non sopportabili.

Dopo l'improvvido intervento dell'onorevole Salvini sul caso dell'Avvocato Canestrini e le numerose adesioni, da parte di numerose Camere Penali, al nostro comunicato di solidarietà, non possiamo non rilevare come la confusione fra l'esercizio dell'inviolabile diritto di difesa e l'avversione nei confronti degli autori di crimini odiosi abbia toccato limiti davvero non sopportabili.

Anche il difensore della famiglia del rapinatore ucciso, nell'ambito del procedimento a carico del benzinaio Stacchio, è stato fatto oggetto del medesimo linciaggio morale e professionale, dimenticando anche in questo caso, come un avvocato sia sempre il tutore e il difensore dei diritti del proprio assistito, imputato o persona offesa che sia, e legittimo portatore di una aspettativa di giustizia e di legalità e dimenticando che nell'esercizio di questi fondamentali diritti, e nel rispetto di tali legittime aspettative, si fonda ogni stato democratico ed ogni convivenza civile.

L'ovvio principio che anche gli ultimi accusati dell'ultimo più spregevole delitto debbano godere, in un paese civile e democratico, del medesimo diritto di difesa, viene sempre più spesso offuscato da un sentimento che irragionevolmente confonde l'avvocato con il suo assistito, la funzione difensiva con la difesa del delitto, sovrapponendo in maniera strumentale due concetti che devono essere tenuti sempre distinti.

Occorre sottrarsi con ogni forza a questo dilagante clima di demagogia e di populismo che ormai invade la comunicazione e la cultura in ogni suo approccio ai fatti della giustizia, trasformando ogni sentimento popolare di pur legittima preoccupazione per il ripetersi di determinati fenomeni criminali, in un cieco, indistinto e diffuso desiderio di vendetta. L'avvocatura penale, da sempre sensibile a questi temi, deve impegnarsi ad affrontare questa battaglia, coinvolgendo i media, le scuole, ogni spazio di comunicazione culturale, per ricondurre il paese ad un nuovo più equilibrato e più maturo approccio ai problemi inerenti l'esercizio del diritto di difesa nel processo penale.