di Dario Stefano Dell'Aquila e Antonio Esposito
La Repubblica, 2 aprile 2015
Gli Opg resteranno aperti per chi, oggi, vi è ancora internato in attesa della presa in carico delle Asl con progetti terapeutici individualizzati (Ptri) o dell'apertura delle Rems. Questo per la riluttanza all'adozione dei Ptri e perché in alcune regioni, come il Veneto, non si è provveduto neppure a definire un piano d'azione. Qui in Campania, dove sono previste 2 Rems per una spesa prevista superiore ai 2,5 milioni di euro (a Calvi Risorta e a San Nicola Baronia), ancora devono cominciare i lavori. Ecco allora spuntare, da noi come altrove, le cosiddette pre-Rems.
In Campania ne saranno aperte tre, l'unica completamente dedicata a questa funzione sarà a Roccaromana, località Statigliano, con 20 posti letto (perché non è stata individuata come Rems?). Le altre due utilizzeranno parti di strutture già attive, una Rsa di Mondragone (8 posti letto), una struttura residenziale intermedia a Bisaccia (10 posti letto).
Restano ancora da chiarire le modalità di gestione e funzionamento, costi, personale impegnato, programmi trattamentali. Le pre-Rems, dunque, saranno destinate in via provvisoria ai nuovi internamenti di cittadini campani per i quali la magistratura disporrà misure di sicurezza detentive.
Se l'universo delle Rems, per molti, prefigura null'altro che mini Opg, in cui la psichiatria assume un ruolo pienamente custodialistico, nel frattempo si vanno strutturando nelle carceri nuove articolazioni psichiatriche destinate ai detenuti, fino a oggi inviati in Opg, con disturbo psichico sopravvenuto (art. 148 del codice penale) o a cui debba essere accertata l'infermità psichica. In Campania sono già operative quelle delle carceri di Santa Maria Capua Vetere e Pozzuoli, cui si aggiungeranno Secondigliano, Benevento, Sant'Angelo dei Lombardi e Salerno.
Luoghi che, all'interno di istituti detentivi già carichi di complesse problematiche, non solo difficilmente potranno assolvere a funzioni di cura, ma, soprattutto, rischiano di trasformarsi in spazi contenitivi, se non addirittura punitivi, dei casi più problematici.
L'accento normativo al ricorso a misure alternative all'internamento, già previste ma poco utilizzate, corre il rischio di scontrarsi con nuove forme di istituzionalizzazione e privatizzazione della presa in carico della sofferenza mentale, in comunità gestite da un privato sociale che, troppo spesso, ripropone logiche e prassi manicomiali.
In ogni caso, quella dei progetti individualizzati è configurata dalla legge come la via maestra da perseguire. Bisognerebbe allora riconoscere o determinare modelli teorico-operativi di riferimento e definire delle precise modalità di monitoraggio, che al momento mancano. Non vengono meno, però, la possibilità di essere internati per il tentato furto di una merendina, la sospensione delle garanzie processuali a seguito di una perizia di infermità mentale, la reiterazione di un dispositivo che definisce i folli come un corpo estraneo all'insieme sociale, costretto a logiche, norme e stabilimenti speciali. Il superamento dell'Opg va salutato e rivendicato come il risultato di una lunga lotta di civiltà. Ma quando anche gli ultimi internati potranno lasciare le sue mura e quei cancelli davvero chiuderanno.










