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di Claudio Mencacci (Past President Società italiana di psichiatria)

 

Corriere della Sera, 22 marzo 2015

 

Alea iacta est. Dopo 37 anni dalla chiusura degli ospedali psichiatrici ora toccherà, il 31 marzo, a quelli giudiziari (e alle Case di cura e custodia). Questo in realtà non è un provvedimento risolutorio della complessa situazione relativa agli autori di reati affetti da un vizio totale o parziale di mente e/o socialmente pericolosi per l'elevato rischio di recidiva di condotte antisociali.

Gli attuali 700 internati in queste strutture verranno presi in carico dai servizi psichiatrici territoriali, seguendo programmi di reinserimento nelle comunità di provenienza. Per i soggetti socialmente pericolosi sono previste strutture residenziali appropriate (Rems) dislocate in alcune regioni. Siamo però in Italia e pur a fronte di un significativo finanziamento statale per questa pregevole trasformazione, a oggi siamo ancora nell'incertezza. Manca il potenziamento delle risorse umane dei Dipartimenti di salute mentale (depauperati di operatori a causa della crisi), le Rems (forse troppe quelle previste) non saranno pronte prima di qualche anno, tanto che sono state individuate "soluzioni residenziali transitorie", e nulla si è fatto per migliorare l'assistenza psichiatrica nelle carceri (dove persistono condizioni disumane) nelle quali ancora non vengono garantiti modelli operativi per cure adeguate.

Infine, i nodi più delicati non sono stati affrontati: riforma del codice penale e delle misure di sicurezza, dell'imputabilità con la cancellazione della pericolosità sociale psichiatrica, delle perizie e dei periti. Senza queste modifiche, che consentono di garantire cure adeguate in strutture riabilitative a chi ha una severa malattia mentale e a evitare che entrino nei circuiti sanitari persone con pericolosità sociale non derivante da malattia (garantendo assistenza psichiatrica in carcere), la situazione tenderà a peggiorare.

Il flusso degli ingressi in questi ultimi mesi ha infatti superato nettamente le uscite. Ci aspettiamo che le istituzioni, come la Commissione igiene e sanità del Senato, a cui va il nostro plauso, possano rivolgere ora attenzione al potenziamento dell'assistenza psichiatrica nelle carceri e a costruire un consenso trasversale per la modifica del codice penale. La chiusura degli Opg dovrà essere accompagnata da riforme delle misure di sicurezza: l'intervento e la restituzione al territorio e ai servizi psichiatrici deve avere un orientamento terapeutico, non "custodialistico": dalle misure di sicurezza, alla sicurezza della cura.