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Ristretti Orizzonti, 4 aprile 2015

 

Un detenuto, per caso, si è impiccato nel carcere modello di Rebibbia. Ovviamente nessuno ne parla. Giornali e televisioni danno spazio soltanto ai suicidi eccellenti, chi se ne frega se si micca un poveraccio.

Aveva chiesto al Tribunale di Sorveglianza di concedergli gli arresti domiciliari. Non sapeva che gli arresti domiciliari si concedono soltanto ai colletti bianche, o a chi può pagarsi uno psichiatra che dichiari che Tizio non sopporta il carcere, magari va in depressione.

La depressione carceraria è una malattia da ricchi. Non importa sapere di che cosa fosse accusato il suicida rompiscatole, ma se aveva deciso di chiedere gli arresti domiciliari non doveva essere colpevole di qualche reato grave. Altrimenti lui e magari il suo avvocato avrebbero risparmiato l'istanza. Una riforma della giustizia che non ponga rimedio alle storture del sistema carcerario è una riforma inutile. Di carcere si muore, si continua morire. I Tribunali di Sorveglianza sono plotoni di esecuzione. ovviamente di esecuzione della pena.

Urge qualcuno che sorvegli i Tribunali di Sorveglianza, e forse basterebbe che i garanti dei diritti dei detenuti garantissero quello che dovrebbero garantire. Ma i garanti, almeno molti di essi, intervengono solo dopo, e il dopo è sempre tardi, il dopo è mai. Si era parlato della possibilità, per il giudice del processo, di concedere gli arresti domiciliari con la sentenza, o di lasciare comunque al giudice, anche dopo la sentenza, la competenza in materia di arresti domiciliari o di altre misure alternative. ma questo avrebbe intaccato lo strapotere dei Tribunali di Sorveglianza. E gli strapoteri, come si sa sono poteri a potenza privilegiata.

Domandiamoci, anche se la domanda è retorica, cosa può aver provato il giudice di sorveglianza alla notizia del suicidio provocato dal rigetto di una istanza di arresti domiciliari., ammesso che la notizia gli giunga alle orecchie togate. Brevemente un ricordo personale. avevo chiesto gli arresti domiciliari per un mio assistito semiparalizzato e sofferente di attacchi epilettici. Davanti al Tribunale di Sorveglianza il mio assistito fu portato in barella, legato perché non cadesse in caso di una crisi epilettica. Il Procuratore della Repubblica espresse parere favorevole,

il che non succede quasi mai. Quando fu il mio turno di parlare, il Presidente del Tribunale di Sorveglianza, era una donna, mi disse : avvocato è inutile che parli, la situazione del suo assistito non ha bisogno

di essere perorata, parla da sé. Uno si sarebbe aspettato che l'istanza venisse accolta. Invece passarono tre giorni, poi qualcuno decise che il Tribunale dovesse decidere per il rigetto dell'istanza. Io e il mio assistito ci sentimmo presi in giro, in sostanza la Presidente, dicendomi che era superflua la mia arringa a corredo dell'istanza, aveva leso il dirotto alla difesa. Ma occorre abituarsi all'ingiustizia della giustizia. Soltanto i radicali, che non contano nulla, si preoccupano della situazione carceraria.

Soltanto i radicali, che sono sensibili al problema, danno voce ai detenuti. Ma Radio Radicale è poco ascoltata, e se qualcuno che potrebbe intervenire ascolta per mero caso Radio Radicale, e la sua rubrica "Radio Carcere", fa orecchi da mercante. Il Ministro Orlando, Guardasigilli, fa tenerezza per la sua smaccata incompetenza. Qualcuno gli dica che un altro poveraccio si è impiccato in un carcere modello, tanto per non perdere tempo in attesa delle riforma della giustizia. La nostra legge ha suicidato un altro essere umano, non volendo o non potendo capire che un detenuto è comunque e prima di tutto un essere umano.