di Mario Iannucci (Psichiatra psicoanalista)
Ristretti Orizzonti, 22 marzo 2015
Antonella Tuoni e Ornella Favero hanno recentemente scritto su questo argomento. Antonella e Ornella, che conosco e apprezzo, dirigono, l'una amministrativamente l'Opg di Montelupo, ospitato nella Villa Medicea dell'Ambrogiana (la più bella villa medicea secondo Lord Acton, che se ne intendeva, essendo proprietario di Villa la Pietra), l'altra la bella testata di "Ristretti Orizzonti". Entrambe, con varie argomentazioni, hanno indicato la inopportunità di non destinare più a funzioni penitenziarie le strutture della Villa Ambrogiana.
Vorrei aggiungere qualche commento alle considerazioni espresse dalle "Colleghe" (lavoriamo tutti in carcere da molti anni). E lo vorrei aggiungere a partire dalla mia esperienza "clinica". Come psichiatra psicoanalista ho lavorato in molti luoghi. Ho cominciato nell'Ospedale Psichiatrico di San Salvi, luogo bellissimo, con ampi spazi verdi, che ora, sottratto del tutto alle funzioni di cura dei disturbi mentali, ospita una miriade di uffici sanitari. Non ho lavorato a Castelpulci, bellissima Villa che ha preceduto San Salvi e che ora ospita la Scuola del Consiglio Superiore della Magistratura. Ho lavorato però nel bel Reparto Biffi-de Sanctis di Volterra (quello dei graffiti del Nannetti), situato nel culmine della collina di Volterra che sta di fronte al Mastio, bellissima Fortezza Medicea che ospita la locale Casa di Reclusione. Ho anche lavorato alle Ville Sbertoli, nell'Ospedale Psichiatrico dismesso situato in splendida collina che domina la bella città di Pistoia. Ho lavorato anche a "Le Murate", a "Santa Verdiana" e a "Santa Teresa", le vecchie e splendide carceri di Firenze, che ora ospitano gradevoli locali pubblici, uffici dell'Università e di altri enti.
Ho lavorato nella meravigliosa Villa Ambrogiana di Montelupo per circa dieci anni. Anzi, no: ho lavorato nei magazzini e nelle scuderie della Villa, perché la Villa, oggi come allora, ospita soltanto gli uffici della direzione sanitaria/amministrativa dell'Opg, non le sezioni di internamento. Tutti luoghi magici, così come è magico il "Giardino degli Incontri" di Sollicciano, inserito in quel mirabile progetto architettonico che è Sollicciano stesso. O meglio: che sarebbe Sollicciano, se le sue strutture architettoniche fossero state adeguatamente curate nell'arco degli anni.
In tutti quei luoghi dove ho lavorato, luoghi bellissimi, sono però accadute cose terribili. Le ho viste accadere mio malgrado, perché quei luoghi, anche se molto belli, erano spesso molto poco virtuosi. Al καλὸς dei luoghi non corrispondeva che raramente l’ἀγαθός delle persone che li abitavano (sto parlando degli operatori, non degli ospiti).
Un tempo la società civile (quella res publica cui, nell'articolo 3 della Costituzione, Antonella Tuoni vorrebbe sostituire il suo nome) destinava alla reclusione, all'internamento e alla reclusione i luoghi più belli, perché la res publica teneva in grande considerazione il disagio concluso in quei luoghi, perché la res publica capiva che anche la bellezza dei luoghi assume una salvifica funzione di cura. Sapeva che la bellezza del luogo può favorire l'illuminazione, il pentimento e la riabilitazione.
Ora le piccole res publicae comunali hanno lo sguardo molto più opaco, a Montelupo, nella vicina Lastra a Signa dove il sindaco non ha voluto una Rems (non detentiva) per paura di una sorta di "malefico contagio", nel lontano Abruzzo dove pende un ricorso al Tar per analogo rifiuto di una Rems (questa volta detentiva).
Antonella Tuoni, più che opportunamente, propone di continuare ad usare la splendida Villa Ambrogiana di Montelupo, dopo l'estromissione dei folli-rei, come istituto per la pena ordinaria, meglio se una pena "attenuata", potenziando al contempo una osmosi vivificante con la res publica locale (facciamone un polo museale, una incantevole location per convegni). L'operazione sarebbe davvero cool, specie se si considera che il miglior ristorante di Cardiff è dentro una prigione. Anzi, senza muoversi dalla Toscana, alcune delle mie cene più gradevoli e gustose degli ultimi anni sono state quelle galeotte dentro il Mastio di Volterra. A Montelupo, allora, si potrebbero coniugare l'intento della cittadinanza, che è quello di utilizzare la Villa Ambrogiana come resort di lusso, con l'intento di Antonella Tuoni, di mantenere la Villa come luogo di detenzione: basterebbe restringere (come peraltro accade ora) l'ambito detentivo ai granai/scuderie e destinare a resort la Villa vera e propria. Magari, perché no, come accenna Antonella Tuoni si potrebbe destinare l'istituto di pena a quella parte consistente della popolazione detenuta che, come sappiamo, viene condannata per reati legati in qualche misura all'uso di droghe (si tratta di percentuali rilevanti della popolazione detenuta ordinaria).
È stato detto e ripetuto che sarebbe stato sconveniente che le "nuove" Remsd** fossero collocate negli stessi luoghi dei "vecchi" e vituperati Opg, anche se, almeno a Castiglione delle Stiviere e a Reggio Emilia, i luoghi saranno gli stessi o viciniori. I pazienti psichiatrici non vanno bene per la bellissima Villa medicea, ma i tossicodipendenti sì.
La bellezza del luogo "di cura e/o di custodia" segnala il valore che la res publica assegna alle operazioni di riabilitazione (termine che preferisco a quello di rieducazione dell'art. 27 della Costituzione). Un rilievo fondamentale, tuttavia, lo assume anche la qualità della "cura e della custodia" che in quel luogo vengono effettuate. A volte, per dirla con Hemingway, si sta benissimo in un luogo "pulito, illuminato bene". Personalmente, comunque, preferirei non essere curato da Josef Mengele né ad Auschwitz, né in un luogo pulito e illuminato bene e nemmeno nella splendida Villa Ambrogiana di Montelupo.
Mi spiace che i titolari delle res publicae italiane, a vari livelli, non abbiano quasi mai la sensibilità, la fantasia e la competenza per immaginare soluzioni costruttive e innovative come quella del ristorante penitenziario di Cardiff. Mi spiace soprattutto per gli internati di Montelupo. La Regione Toscana, in quattordici anni, ne ha ospitati un centinaio a "Le Querce", un "luogo tranquillo, illuminato bene". Anche se questo luogo non è certo bello come la Villa Medicea di Montelupo, i pazienti, dalla Villa Ambrogiana, uscivano più che volentieri.
Ho sempre detto che mi piace fare mio il motto, straordinariamente profondo, del Corpo di Polizia Penitenziaria: Despondere spem munus nostrum***. È un compito talora difficilissimo quello di sostenere la speranza dei disperati, specie quando si tratta di coniugare la cura e la pena.
Un compito difficile ma che può dare enormi soddisfazioni quando lo si svolge bene, quando è l’ἀγαθός a guidarci, specie se si tratta dell’ἀγαθός insito nelle collaborazioni: fra professioni, fra istituzioni, fra il dentro e il fuori dei luoghi di pena e di cura. Il καλὸς potrà certo aiutare, ma non supplirà alla mancanza di ἀγαθός.
Nota della Redazione: Mario Iannucci è uno psichiatra che scrive cose interessanti e stimolanti, ed è un amico di Ristretti Orizzonti, quindi "ci permettiamo" di dirgli che ogni tanto è un po' complicato e siamo costretti ad affiancargli un traduttore.
* Καλὸς κἀγαθός. Bello e Buono, indica l'ideale di perfezione umana secondo i Greci antichi
**Remsd: Residenze per l'esecuzione delle misure di sicurezza detentive
***Despondere Spem Munus Nostrum Garantire la speranza è il nostro compito.










