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dai detenuti del carcere "Mario Gozzini" (Solliccianino)

 

Ristretti Orizzonti, 12 aprile 2015

 

Dopo anni dal rilevamento della Commissione Marino dell'orrore Opg, dopo anni di proroghe successive, salutiamo con piacere la decisione di chiuderli o superarli come si usa dire.

E dopo il torto, la beffa. Infatti, apprendiamo dai giornali la decisione di chiudere l'Opg di Montelupo Fiorentino, dopo aver speso sette milioni di euro per la sua ristrutturazione. Sette milioni di denari pubblici per restituire decoro e abitabilità alla struttura mentre nelle carceri toscane ha la carta igienica solo chi può comprarsela! Ma non basta. Apprendiamo, infatti, che gli internati di Montelupo Fiorentino, i non dimissibili, saranno trasferiti nella Casa Circondariale "Mario Gozzini", meglio nota come Solliccianino.

Non si capisce dunque perché il Ministero della Giustizia abbia dissipato sette milioni di euro per ristrutturare Montelupo e subito dopo chiuderlo. Qualche sospetto ci sorge, ma lo teniamo per noi. Naturalmente, Solliccianino è nato come carcere e per trasformarlo in struttura sanitaria richiederà, di nuovo, copiosi finanziamenti spremuti dalle tasche dei cittadini contribuenti. E di nuovo ci sorge qualche sospetto. Quella delle ristrutturazioni delle opere pubbliche o delle costruzioni ex novo delle grandi opere, è storia nota e anche attuale per attardarci a qualche commento...

Ma quello che più c'indigna è che viene cancellata la storia di un quarto di secolo di un istituto penitenziario, forse l'unico in tutta la Toscana, che ha dimostrato e tutt'ora dimostra la sua funzionalità normativa secondo il dettato costituzionale prima e quello legale poi (leggi Ordinamento Penitenziario L. 354 del 1975). In questi ultimi anni di ristrettezze economiche, noi e tutto il personale istituzionale, le Associazioni di volontariato e il mondo della cooperazione territoriali, abbiamo fatto le formiche, con grande spirito collaborativo, nel tentativo di far funzionare un termosifone per riscaldarci d'inverno (spesso non riuscendoci compiutamente). Sono state mantenute con grandi sforzi da parte di tutti, e tutt'ora lo sono, le attività formative e lavorative; programmi e progetti realizzati, altri in corso d'opera ed altri ancora in elaborazione.

Ciascuna persona reclusa in questo istituto dispone di un programma di trattamento individualizzato volto al graduale reinserimento socio-lavorativo, cosi come la Costituzione e la legge vogliono. Niente di rivoluzionario, bensì conformità legale nell'esecuzione penale. Come cioè dovrebbe essere ogni istituto penitenziario e come nessun altro istituto toscano riesce a fare. In breve, un carcere che funziona benino, che non sbocca nell'inumanità e nel degrado comune alla stragrande maggioranza degli istituti penitenziari locali e nazionali, come il Tribunale per i Diritti Umani dell'Unione Europea ha rilevato e il Governo italiano ha certificato con un recente decreto legge d'urgenza volto al risarcimento per la tortura subita. Ecco, un carcere che funziona va chiuso!

Naturalmente chi ha deciso la chiusura mai ha mosso un passo dentro Solliccianino, mai ha visto. Burocrati che se ne infischiano dello stato dell'arte, della conoscenza e persino della sicurezza, della difesa degli interessi dei cittadini. Infatti, benché sia noto il fatto che un'uscita dal carcere graduale riduce notevolmente la recidiva, a differenza di quelli che escono dal carcere a fine pena; nonostante questa consapevolezza che vede nel "Gozzini" un'opportunità per fare davvero gli interessi dei cittadini contribuenti; malgrado questo, l'elefante (o il carrarmato?) burocrate non batte ciglio: si chiude un carcere che funziona e si ripristina un carcere per i malati.

Due operazioni biasimevoli (quantomeno), altamente dissipatori di denari pubblici, di umanità (quella dei reclusi e quella degli internati), di legalità, di cultura del bene comune. L'arroganza prepotente di queste due operazioni, ancorché dissipatoria, è offensiva anche al più elementare buonsenso!

Che ne sarà di noi, sudditi dei sudditi, dei nostri programmi di trattamento, dei nostri progetti individuali e collettivi, dei nostri sforzi quotidiani e collaborativi, della nostra possibilità futura, non è difficile immaginarlo: tutto al macero, tutti alla fornace manicomiale di quel pachiderma

ingovernabile in pieno degrado strutturale e funzionale che è Sollicciano, che rinchiude un quarto della popolazione detenuta dell'intera Regione, in quali condizioni l'elefante burocrate non sa.

E dopo le critiche, una proposta: non sarebbe più economico, più dignitoso, meno distruttivo e politicamente più vantaggioso, restituire Montelupo Fiorentino completamente al ministero della sanità, dopo aver speso milioni per ristrutturarlo, e lasciar funzionare Solliccianino come sta funzionando? Basterebbe che il ministero della giustizia abbandonasse completamente, restituendolo ai sanitari, Montelupo Fiorentino e magari trasferisse il suo personale a Solliccianino per farlo funzionare ancora meglio.