sito

storico

Archivio storico

                   5permille

   

di Enrico Buemi

 

Il Garantista, 14 febbraio 2015

 

Caro direttore, in merito al suo più che condivisibile articolo, ("Negazionisti in prigione? È pura follia"), volevo segnalarle che io e il mio collega socialista Fausto Guilherme Longo ci siamo astenuti, consapevoli che per il regolamento del Senato questo equivaleva come voto contrario, dal voto dell'altro giorno nell'aula del Senato che ha approvato un provvedimento che limita di fatto la libertà di espressione.

Come ho già detto, durante il mio intervento in Parlamento, io credo che sia un compito arduo affermare, da un lato, l'assoluta convinzione della certezza degli avvenimenti certificati dalle sentenze giudiziarie dei tribunali internazionali, in relazione alle vicende riguardanti il genocidio ebraico e, dall'altro lato, non limitare l'attività di una dialettica, seppure strumentale, finalizzata ad altri obiettivi che altri vorrebbero mettere in campo, usando uno strumento di sanzionamento penale e senza limitare la libertà di opinione. Il confine tra il lecito e l'illecito, inoltre, in questa materia, che fino a quando non si sostanzia in azioni materiali è relativo all'opinione, seppure sbagliata, è un confine che diventa difficile determinare per legge.

Ovviamente, la necessità di una verifica storica può avere valori diversi su fatti conclamati, vicini e vissuti e altri fatti che non sono sufficientemente noti o lontani da noi dal punto di vista temporale e dal punto di vista geografico.

Dobbiamo, quindi, avere, pur nella convinzione assoluta, per quanto mi riguarda, che le vicende di cui stiamo parlando sono accadute e sono accadute nei termini in cui ne è stato scritto, il coraggio di accettare il confronto con altri che, lo ribadisco, facendo una strumentalizzazione per finalità diverse, ne negano l'esistenza storica.

Mi domando, però, se siamo sicuri che nel nostro codice penale non esista una norma che consenta, in presenza di una volontà effettiva, di contrastare dal punto di vista giudiziario questo comportamento. Io penso che esista già questa possibilità, ma mi pongo anche il problema se sia effettivamente utile ed efficace, su questioni di questo genere, utilizzare il codice penale. Mi chiedo, inoltre, se per un'azione di negazione di fatti così evidenti, così gravi, così tragici, a tal punto ammessi ed accettati da tutta la comunità internazionale, si possa utilizzare uno strumento giudiziario per contrastare attività di alterazione culturale, prima che fattuale, di vicende che hanno quella dimensione.

Credo che, con l'approvazione di un provvedimento e con il richiamo di provvedimenti di carattere giudiziario, non facciamo che un buco nell'acqua, anzi mettiamo su un piedistallo coloro che vogliono strumentalizzare in maniera a loro favorevole queste vicende inconfutabili. Un altro interrogativo che mi pongo è, dal momento che la sanzione non impedisce l'omicidio della persona, se sia possibile che la sanzione impedisca l'omicidio della verità, della notizia tragica, la più tragica dell'umanità.

Noi abbiamo bisogno di affermare la verità tutti i giorni, non ci possiamo salvare la coscienza inserendo nel nostro codice penale un richiamo specifico a questa vicenda tragica ed indimenticabile fino alla fine dell'umanità. Noi vogliamo, con questo atto, consentirci di avere un sistema educativo che riproponga giorno per giorno l'affermazione di questa verità, che crei queste sensibilità che sono necessarie per un contrasto vero a quelle forme di violenza umanitaria inaudite ed indimenticabili?

Qui non si tratta di essere contro un provvedimento perché si vuole attenuare un'azione di contrasto. La si vuole rafforzare, invece, ma dal punto di vista della sua concretezza ed efficacia quotidiana e non inserendola all'interno di una pagina del codice penale, che prevede già la norma che sanziona l'istigazione all'odio razziale, introducendo un'aggravante specifica che, francamente, io trovo già nel codice penale. Colgo l'occasione per manifestarle l'apprezzamento per l'impegno del suo giornale nella difesa di principi fondamentali della nostra Costituzione e delle nostra convivenza civile e democratica.