di Andrea Bonanni
La Repubblica, 1 agosto 2021
L'inadeguatezza delle reazioni dell'Ue costituisce un incoraggiamento a continuare le provocazioni. Turchia, Egitto e Bielorussia non si fermeranno certo per i comunicati di Borrell. In Tunisia la Ue sta cercando, finora senza molto successo, di impedire il collasso dell'unica democrazia araba alle porte di casa, dopo averla di fatto lasciata sola a combattere una spaventosa crisi economica e una epidemia di Covid dilagante. Ancora una volta, come già in Libia, Egitto ed Emirati hanno agito con maggiore prontezza ed efficacia mandando a gambe all'aria gli interessi europei. Un tempo, la crisi tunisina sarebbe stata considerata di pertinenza della Francia e magari dell'Italia. Oggi è manifestamente un problema europeo, anche perché l'incendio rischia di estendersi alla vicina Algeria e le ricadute non si misurano solo nel danno politico, ma anche nella possibilità di un nuovo esodo di boat people attraverso il Mediterraneo.
Sul fronte opposto dei confini europei, il dittatore bielorusso Lukashenko sta inondando la piccola Lituania con migliaia di rifugiati fatti venire espressamente dall'Africa e dall'Iraq per poi essere spediti a chiedere asilo in Europa. Lukashenko mesi fa si rese colpevole di un autentico atto di guerra nei confronti della Ue sequestrando un aereo europeo in volo da Atene a Vilnius per catturare un dissidente bielorusso che era a bordo. La risposta di Bruxelles fu di imporre sanzioni contro Minsk. L'efficacia di quel provvedimento si può misurare nel successivo vertiginoso aumento della repressione da parte di Lukashenko, forte dell'appoggio di Putin, e adesso nella sfida dei migranti lanciata contro la Lituania. Anche questa, un tempo, sarebbe stata considerata una crisi di competenza della Polonia, dei Baltici, al limite della Germania, mentre oggi è evidente che la sfida del nipotino di Stalin è diretta contro tutta l'Europa.
Saltando ancora di molte migliaia di chilometri, a Cipro il presidente turco Erdogan, dopo aver incassato il rinnovo dei finanziamenti Ue per i rifugiati siriani, si è presentato per una visita nella parte Nord dell'isola illegalmente occupata dai turchi nel 1974. E qui ha riacceso le braci di un conflitto che si stava raffreddando. Ha minacciato di ripopolare con immigrati anatolici il quartiere di Varosha, una città fantasma alla periferia di Famagosta dopo la fuga dei greco-ciprioti in seguito all'invasione. Un simile passo sarebbe una ulteriore violazione della risoluzione 5500 delle Nazioni unite che chiede, inutilmente, di trasferire l'area sotto controllo Onu. Erdogan, inoltre, ha rilanciato le pretese turche per ostacolare una riunificazione negoziata dell'Isola. Anche questa, un tempo, sarebbe stata considerata una questione di competenza greca e magari britannica. Ma oggi la sfida all'Europa è evidente, se non altro per le dichiarazioni del ministro degli Esteri turco secondo cui "su Cipro la Ue ha perso ogni credibilità".
La reazione europea all'ennesima provocazione turca è stata l'ennesimo comunicato di condanna da parte dell'Alto rappresentante Josep Borrell. Borrell, beninteso, ha anche emesso un comunicato per condannare il traffico di migranti di Lukashenko contro le frontiere lituane, che dovrebbero essere presidiate dalla Ue. Né è mancato un comunicato per esortare a una soluzione democratica della crisi in Tunisia assieme all'invio, assai tardivo, di dosi di vaccino.
È ormai evidente che la debolezza e l'inadeguatezza delle reazioni dell'Europa costituiscono un evidente incoraggiamento per i bulletti che la assediano a continuare l'escalation delle provocazioni. Erdogan, al-Sisi, Lukashenko non si fermeranno certo per i comunicati di Borrell. Meno la Ue si dimostra in grado di reagire, più la loro arroganza aumenta.
Sarebbe ormai tempo di capire che, per la Ue, essere una potenza globale implica anche darsi una strategia di politica estera all'altezza delle sfide che questo comporta. Da anni Bruxelles annuncia passi avanti nella creazione di una difesa comune, ma non è stata in grado neppure di mandare due fregate per impedire le trivellazioni illegali della Turchia nelle acque cipriote. Non possiede servizi segreti in grado di contrastare adeguatamente le azioni dei nostri nemici. Né, finora, con la lodevole eccezione di Mario Draghi che ha definito Erdogan un dittatore, ha dimostrato di saper usare la necessaria durezza, anche verbale, per rintuzzare le provocazioni altrui. Quando scoppiano incendi alle porte di casa, occorre poter disporre di pompieri efficienti, altrimenti le fiamme dilagano. I comunicati di Borrell sono solo carta gettata nel fuoco.











