di Salvo Palazzolo
La Repubblica, 19 agosto 2022
Intervista all’ex procuratore generale di Palermo, da qualche mese in pensione, adesso è candidato da indipendente con il Movimento Cinque Stelle. “Siamo in una fase regressiva dello stato democratico che alcuni esperti definiscono come il fenomeno della clanizzazione della politica”.
Dottor Scarpinato, perché ha scelto di entrare in politica?
“Perché dal 15 gennaio di quest’anno sono in pensione e ho quindi riacquistato un diritto prima incompatibile con il mio ruolo”.
Sa cosa dicono i suoi detrattori? “Questa è la prova che le inchieste svolte dal magistrato Scarpinato erano orientate politicamente”...
“Mi pare una accusa puerile tenuto conto che tutte le inchieste che ho svolto sui rapporti tra mafia e politica, mafia ed istituzioni sono antecedenti alla fondazione del Movimento Cinque Stelle. Si tratta della stessa accusa rivolta a Falcone dopo che arrestò i cugini Nino ed Ignazio Salvo, esponenti di punta della potentissima borghesia mafiosa del tempo. Un’accusa ripetuta costantemente contro tutti i magistrati che nel corso della storia della Repubblica hanno svolto indagini e celebrato processi a carico di esponenti di vertice del sistema politico ed economico. I veri magistrati politicizzati sono altri. Quelli che fanno carriera proprio perché si guardano bene dal portare avanti indagini e processi sgraditi al modo del potere”.
Nella nuova veste di candidato indipendente quanto conta la sua vita da magistrato antimafia o sente che le sta stretta questa figura?
“L’esperienza acquisita in tanti anni di indagini su delitti eccellenti, stragi, riciclaggio, collusioni e patti occulti con il sistema di potere mafioso, mi ha consentito di comprendere come funziona in Italia la macchina del potere dietro il velo delle apparenze, e di scoprire i suoi lati più oscuri che hanno gravemente condizionato l’evoluzione democratica del paese ed hanno contribuito al declino economico della nazione”.
Nella campagna elettorale si parla poco e niente di lotta alla mafia. Si sente un pesce fuor d’acqua?
“Non mi meraviglio affatto. E’ in corso un inquietante processo di restaurazione del passato di cui si colgono tanti segnali. Nella patria del Gattopardo, il passato rilegittimato e giustificato, un passato di convivenza tra Stato e mafia, un passato di occulte transazioni tra Stato legalitario e Stato occulto, sta tornando ad essere la cifra del presente e del futuro”.
Cosa le ha detto il presidente Conte quando le ha chiesto di candidarsi da indipendente per i Cinque Stelle?
“Mi ha chiesto se ero disponibile come esponente della società civile ed esperto di mafia e di giustizia a dare il mio contributo su temi della giustizia e del contrasto alla criminalità organizzata e alla corruzione ai quali il Movimento Cinque Stelle nella prossima legislatura intende attribuire una centralità strategica perché ne coglie le profonde connessioni con la questione stessa della democrazia e dello stato”.
Condivide tutto il percorso dei Cinque Stelle?
“Sono molto di più le cose che non condivido del percorso di tante altre forze politiche che sui temi della giustizia e della mafia si sono mosse a volte apertamente, e a volte surrettiziamente, in direzione esattamente opposta a quella dei Cinque Stelle. L’attacco concentrico ed incessante di quasi tutto l’establishment di potere nei loro confronti per le riforme promosse allo scopo di ridurre le sacche di impunità dei colletti bianchi, come la riforma della prescrizione e la legge c.d. Spazzacorrotti, è dal mio punto di vista, un segnale significativo che non sono integrati e omologati nel sistema e che quindi hanno una capacità di proposta e di mobilitazione politica che può muoversi nella giusta direzione come forza di resistenza contro tutte le manovre dirette a ripristinare una giustizia classista forte con i deboli e debole con i forti”.
Quanto pesano oggi le mafie nella politica? Pensa che anche questa campagna elettorale possa essere inquinata?
“Siamo in una fase regressiva dello stato democratico che alcuni politologi definiscono come il fenomeno della clanizzazione della politica. Venuti meno i grandi progetti collettivi, la contesa politica reale rischia di tornare ad essere competizione tra clan sociali - legali, illegali, spesso una via di mezzo - interessati solo a spartirsi in un modo o in un altro le risorse collettive. In questo contesto i clan di più antica esperienza e più spregiudicati come le mafie, le massonerie occulte, i comitati di affari trovano modo di compenetrarsi nel sistema, normalizzandosi”.
Nel nostro Paese resta forte l’astensionismo. Cosa bisognerebbe fare per riavvicinare la gente alla politica?
“Se si vuole fare ritornare alle urne masse popolari disilluse perché rimaste orfane di una rappresentanza politica che ne tuteli i diritti sociali fondamentali, occorre suonare forte la campana della discesa in campo di una colazione di forze politiche disposte a battersi per rilanciare lo Stato sociale e per una lotta senza quartiere alle cause della crescita delle disuguaglianze sociali”.
Napoli. Detenuto colpito da infarto a Poggioreale, ora è in coma
di Antonio Mangione
I familiari: “Gravi ritardi nei soccorsi”. Alberto Coppola è ricoverato all’ospedale Cardarelli in coma dopo essere stato colpito da infarto in carcere a Poggioreale. La famiglia denuncia il ritardo dei soccorsi e chiede chiarezza: “E’ stato colpito da infarto alle 5:50, i soccorsi sono arrivati solo dopo le 8:20”, denunciano i familiari.
“Da giorni si lamentava che non si sentiva bene ma non ha ricevuto alcuni tipo di cura. E’ stato prelevato soltanto dopo che ha perso conoscenza e faticava a respirare, giunto in ospedale in stato comatoso. È deplorevole lo stato di abbandono delle persone in quel carcere. Lui non dovrebbe essere detenuto in quel carcere perché è semplicemente in attesa di giudizio per frode, quindi un soggetto non pericoloso”. La famiglia di Coppola, anche attraverso l’avvocato Teresa Terracciano, chiede chiarezza sui soccorsi e informazioni sulle condizioni di salute dell’uomo.










