di Alessandro Mantovani
Il Fatto Quotidiano, 7 settembre 2023
“Sono quelle cose di cui ci si riempie la bocca per apparire molto severi, ma all’atto pratico difficili da applicare”. Giandomenico Lepore è stato procuratore di Napoli dal 2004 al 2011, ma anche giudice minorile, da pensionato si impegna nelle associazioni per la tutela dei minori e ieri ha partecipato alla presentazione del libro dell’avvocato Angelo Pisani sulla tragedia di Fortuna Loffredo, stuprata e buttata dalla finestra nel 2014 nel famigerato Parco Verde di Caivano (Ho visto Chicca volare, Album editori).
Il governo prepara un decreto che rende più facili gli arresti e la custodia cautelare per i ragazzi tra i 14 e i 18 anni. Serve davvero?
Oggi i reati dei minori non sono più quelli di tanti anni fa, ci sono anche omicidi e in una certa misura è giusto che le pene siano adeguate. Il vero punto però è organizzare diversamente il trattamento carcerario dei minori, per non contribuire a creare delinquenti. Perché il carcere e l’istituto minorile sono scuole di criminalità. Gli educatori fanno il possibile, ma non sempre li trovi come in Mare Fuori, preparati e ben disposti ad aiutare i minori. Ci vuole semmai maggiore controllo sulle famiglie, perché questi minori sono abbandonati. La pena non ha mai risolto niente, anzi inasprisce ancora di più un ragazzo.
Si estendono ai minori misure di prevenzione come l’ordine di allontanamento detto “daspo urbano” e l’avviso orale del questore. Lo trova utile?
Sulle misure affidate alla polizia, che questi ragazzi considerano il nemico, sono un po’ contrario. Bisogna cercare di recuperarli, affidarli al Tribunale dei minorenni anche per la fase che precede la commissione di reati, puntare sulle sezioni speciali. Il giudice minorile sa come prenderli, l’ho fatto per due anni in Corte d’appello e preferivo giudicare i maggiorenni. Sono per darlo in mano agli specialisti che conoscono i minori, non alle forze di polizia. Riformerei anche il Tribunale dei minorenni, cercando persone specializzate.
Tra le misure di prevenzione in discussione c’è il divieto di usare telefoni cellulari, già dichiarato incostituzionale. Ma chi si occupa di farlo rispettare da un minore condannato magari per rapina?
Sono quelle cose di cui ci si riempie la bocca per apparire molto severi, ma all’atto pratico difficili da applicare. Sono contrario. Intervenire sui mezzi tecnici va bene, oggi si nasce col cellulare, si impara usarlo da bambini ed è molto pericoloso.
Pene severe per i genitori dei minori che non assolvono l’obbligo scolastico. La convince?
È importante che assolvano l’obbligo scolastico, altrimenti non impareranno nemmeno a parlare e a interagire con gli altri ragazzi. Ma è una materia molto delicata, non si può disciplinare a cuor leggero.
L’imputabilità dei minori di 14 anni per ora non c’è, ma la Lega ne parla, lei come la vede?
No, per quanto possano essere intelligenti e spigliati i ragazzi sotto i 14 anni sono ancora troppo giovani, non è possibile sottoporli al giudizio e alla pena.
È però previsto che l’ammonimento del questore, per alcuni reati contro la persona perseguibili a querela per i quali manca la querela, sia possibile anche nei confronti dei 12enni, con multe ai genitori...
Questo può andare, l’ammonimento alla fin fine non conta niente, è solo un precedente che si porta. Si devono colpire i genitori, le multe vanno bene.











