di Raffaele Simone
Il Domani, 24 settembre 2026
Oggi è facile accusare di tutto lo smartphone e i suoi compari digitali. Non c’è dubbio che l’enorme quantità di tempo che bambini, ragazzi, adolescenti e adulti passano sui piccoli schermi abbia contribuito a rimodellare il loro rapporto col leggere e il libro: si legge, ma in un modo diverso, con continui salti, interruzioni, interstizi e ogni altro tipo di rumore. Ma il declino della cultura del leggere è cominciato molti anni fa. Su Domani si è già discusso dei risultati della ricerca Ocse PISA 2025, che rileva ogni tre anni le competenze in matematica, scienze, lettura e altri ambiti di tre milioni di quindicenni in più di novanta paesi.
Il punteggio medio di studenti e studentesse italiani è 474, poco al di sopra della media Ocse (fissata a 461 punti): ciò significa che non conoscono il significato delle parole, non sanno collegare le frasi, non vedono gli impliciti. Insomma, non capiscono o capiscono poco. È un risultato preoccupante, e consola poco il fatto che i giovani francesi riescano a far peggio, con 456 punti, scivolando al fondo della classifica europea. In Francia questi dati hanno creato il panico e stimolato l’appello a trovare soluzioni rapide. In Italia invece, lasciando da parte il ministro dell’Istruzione, per il quale il fatto di essere di qualche punto sopra la media Ocse dimostra quanto è solida la nostra scuola, il tono generale delle reazioni è stato speranzoso e leggermente autocompiaciuto: è vero che i giovani non sanno leggere, ma accompagnandoli nella lettura, scegliendo testi adatti ecc., sarà ben possibile recuperarli.
Ma è davvero sostituendo i Promessi sposi con le graphic novel che si riscatta la capacità di lettura? Come crescere i lettori: l’importanza di insegnare Bassi livelli Il crollo della lettura non è un fatto di oggi, e neanche di ieri. I dati Ocse, e di altre ricerche, indicano da decenni che la qualità della lettura è in calo in Occidente, dall’Europa agli Usa. Il New York Times ha lanciato qualche mese fa un dibattito sotto l’insegna “Far tornare a leggere l’America”, partendo da un dato del rapporto 2023 del “National Assessment of Educational Progress”: la quota di tredicenni che leggono per svago quasi ogni giorno è scesa al 14 per cento, il livello più basso da quando nel 1984 si cominciò a indagare su questo tema.
Oggi è facile accusare di tutto lo smartphone e i suoi compari digitali. Non c’è dubbio che l’enorme quantità di tempo che bambini, ragazzi, adolescenti e adulti passano sui piccoli schermi abbia contribuito a rimodellare il loro rapporto col leggere e il libro: si legge, ma in un modo diverso, con continui salti, interruzioni, interstizi e ogni altro tipo di rumore. Ma il declino della cultura del leggere e del libro era cominciato molti anni fa, in una fase che collocherei attorno agli anni Ottanta. In quel torno di tempo il mondo della cultura giovanile ricevette una scossa massiccia: viaggi facili, nuovi modelli di comportamento (dall’abbigliamento al linguaggio ai rapporti tra le persone), nuovi device (qualcuno ricorda il walkman, il discman, poi l’i-pod?), evoluzione travolgente dei rapporti tra i sessi (e dei rapporti sessuali) e cento altre inedite forme di attrazione e di distrazione.
L’effetto complessivo di quella trasformazione fu il grave depotenziamento della capacità di presa della scuola. Proposi in quegli anni due termini ad hoc, per rendere evidente lo scontro: l’esopaideia (il potenziale formativo del mondo esterno) aveva prevalso sull’endopaideia (il potenziale del mondo della scuola). Oggi siamo al culmine di quel processo: Ia e media digitali diffusi attraggono ben più che libri da leggere, sia di carta che ebook. E certamente ci saranno altri sviluppi. La “rivoluzione culturale” di Valditara: una scuola a immagine del governo Divoratrice artificiale Una potente metafora di questa drammatica metamorfosi ci è offerta da un’incredibile iniziativa di Amazon.
Nata come “la più grande libreria del mondo”, l’impresa che ha reso multimiliardario Jeff Bezos, ha cambiato natura. Nbc ha scoperto che da qualche mese in tutto il mondo le librerie d’occasione, a cui il sito Abebooks (di proprietà di Amazon) offriva un utile portale generale, ricevono ordini che si succedono a raffica, di decine, poi centinaia, poi migliaia di libri vecchi e antichi, di tutti i generi, per decine di migliaia di dollari, sempre dallo stesso committente, con indirizzo canadese. Un libraio statunitense, insospettito, ha inserito in un volume un localizzatore Gps scoprendo che dopo qualche settimana il libro non era in Canada ma nei dintorni di Las Vegas. Precisamente, in un enorme capannone Amazon indicato dalla sigla VGT3. Un dipendente ha raccontato a un media Usa che quei libri vengono usati per alimentare l’Ia di Amazon. In altri termini, dopo aver sfruttato tutto ciò che esiste online, ora l’Ia, per raffinare le sue basi di conoscenza, divora libri veri a migliaia. E li divora davvero: le copertine vengono asportate, i libri divisi in quinterni in modo da essere digitalizzati più facilmente, e alla fine distrutti.
Ma i giovani sono davvero ignoranti? I dati dicono che i fragili sono gli adulti Ocse PISA 2025 lancia un segnale. Il “piacere del testo” (come lo chiamava Roland Barthes) appartiene ormai a gruppi sempre più ristretti, che leggono libri magari anche divorandoli (nel senso antico di questa parola). Dall’altra parte, li divora l’Ia: il capannone VGT3 di Las Vegas ha come logo un gran dinosauro che mastica libri.









