La Presse, 13 gennaio 2015
In risposta al doppio attentato kamikaze di sabato a Tripoli, nel nord del Libano, la polizia libanese ha fatto irruzione oggi in un'ala del carcere di Roumieh, il più grande del Paese, perché è emerso che alcuni dei detenuti hanno collegamenti con l'attacco.
A seguito di questa operazione il Fronte Nusra, gruppo legato ad al-Qaeda che sabato aveva rivendicato l'attentato, ha minacciato su Twitter azioni contro i membri delle forze di sicurezza libanesi che tiene prigionieri. "In conseguenza del deterioramento della sicurezza in Libano, sentirete sorprese a proposito del destino dei prigionieri con noi", afferma il gruppo.
Militanti legati allo Stato islamico (ex Isil o Isis) e al Fronte Nusra detengono una ventina di membri delle forze di sicurezza libanesi che sono stati sequestrati lo scorso agosto in un assalto compiuto nella città di Arsal. Quattro dei soldati in mano al Fronte Nusra sono stati uccisi in detenzione nonostante i negoziati in corso con le autorità libanesi per il loro rilascio. Il ministro dell'Interno del Libano, Nohad Machnouk, si è recato stamattina nel carcere di Roumieh, e ha spiegato a Reuters che l'operazione è scattata dopo che l'intelligence ha appurato il collegamento di alcuni detenuti con l'attentato.
"Abbiamo accertato il loro coinvolgimento negli attacchi bomba tramite il monitoraggio delle comunicazioni", ha spiegato, precisando che i detenuti comunicavano con le organizzazioni militanti usando cellulari e Skype, e aggiungendo che i sospettati saranno trasferiti in una sezione separata del carcere. La prigione di Roumieh, a est di Beirut, originariamente costruita per ospitare circa 1.500 detenuti ne ospita oggi circa 3.700, alcuni dei quali sono membri del Fronte Nusra.











