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La Repubblica, 7 luglio 2023

Deportazioni arbitrarie, anche di minori non accompagnati, e arresti: gli abusi contro i rifugiati documentati da Human Rights Watch. Le forze armate libanesi (LAF) hanno arbitrariamente arrestato e deportato migliaia di siriani, compresi i minori non accompagnati, in Siria tra aprile e maggio 2023, scrive Human Rights Watch. I siriani deportati hanno affermato che le LAF non hanno tenuto conto del loro status di rifugiati né del rischio che avrebbero potuto subire forme di persecuzione in caso di ritorno. Un uomo ha detto che l’esercito siriano lo ha arbitrariamente detenuto, torturato e arruolato nelle forze di riserva dell’esercito siriano dopo che è stato deportato ad aprile. I rimpatri sommari, che si sono intensificati dal 1° gennaio, hanno generalmente preso di mira i siriani senza status legale in tutto il Libano.

La vicenda. A maggio e giugno 2023, Human Rights Watch ha intervistato telefonicamente o di persona undici uomini di origine siriana che le forze armate libanesi hanno rimpatriato in Siria, oltre a 5 parenti di persone che sono state, anch’esse, arbitrariamente arrestate e deportate. L’organizzazione ha anche intervistato 10 rappresentanti di ONG internazionali e nazionali, associazioni della società civile e membri della comunità umanitaria che lavorano sulla situazione dei rifugiati siriani in Libano. L’8 giugno, Human Rights Watch ha inviato lettere con i risultati della ricerca alle LAF e alla Direzione della sicurezza generale e ha chiesto chiarimenti. Le LAF hanno risposto il 22 giugno, affermando che l’esercito stava mettendo in atto la decisione del 24 aprile 2019 del Consiglio superiore di difesa di deportare tutti i siriani entrati in Libano in modo irregolare dopo l’aprile 2019. L’esercito ha negato di arrestare sistematicamente i siriani senza documenti e ha sostenuto che i rimpatri forzati avvengono nell’ambito di operazioni di sicurezza.

Le bugie delle LAF. Tuttavia, in 15 dei 16 casi esaminati da HRW, le persone deportate erano entrate in Libano prima del 2019. Tre dei cinque parenti intervistati hanno affermato di non aver avuto notizie dei propri familiari dal momento dell’arresto. Due hanno ricevuto telefonate dai loro parenti diversi giorni dopo l’espulsione. Uno era stato arruolato forzatamente dall’esercito siriano, un altro ancora era stato reclutato contro la sua volontà per prestare servizio nella riserva militare siriana. E si tratta solo di alcuni casi di quelli analizzati da HRW.

I dati. Sebbene non esistano statistiche pubbliche ufficiali sul numero di arresti o deportazioni effettuate dalle LAF, una fonte umanitaria consultata da HRW ha affermato che, dall’aprile 2023, ci sono stati oltre 100 raid, 2.200 arresti e 1.800 deportazioni di rifugiati siriani. Gli operatori umanitari hanno sottolineato che l’ondata di rimpatri forzati del 2023 è la più grave degli ultimi anni. Human Rights Watch ha anche intervistato 3 persone che le LAF hanno deportato dopo averle salvate il 31 dicembre 2022 da una barca con a bordo più di 200 persone che tentavano di fuggire in Europa attraverso il Mediterraneo. In tutti i casi di rimpatri documentati, l’esercito non ha fornito ai deportati l’opportunità di contestare la decisione. Quando le persone arrestate hanno detto di essere registrate come rifugiati presso l’UNHCR, le loro dichiarazioni sono state ignorate. Sei persone hanno riferito di avere subito abusi durante la deportazione, tra cui percosse, minacce, molestie sessuali e trattamenti degradanti come l’essere bendati, schiaffeggiati e costretti a stare in piedi per ore. In diverse occasioni l’UNHCR ha confermato che la Siria non è ancora un Paese sicuro, per cui tutte le persone rimpatriate sono in pericolo di vita.

I rifugiati in Libano. Il Libano ospita più di circa 1,5 milioni di rifugiati siriani fuggiti dal 2011, attualmente è il paese con la più alta popolazione di rifugiati pro capite al mondo. Nel mezzo di una crisi economica senza precedenti che attanaglia il paese, il 90 per cento dei rifugiati siriani vive in condizioni di estrema povertà.

Fino a gennaio 2015, i siriani in fuga dalla guerra potevano entrare nel paese senza visto e rinnovare la residenza praticamente senza spese. Dal 2015 in poi la Direzione Generale della Sicurezza ha vietato alle Nazioni Unite di registrare i rifugiati siriani e ha imposto regolamenti restrittivi e costosi per il rinnovo della residenza, impedendo a molti rifugiati di mantenere uno status legale nel Paese. Attualmente solo il 17 per cento dei rifugiati siriani ha la residenza legale.

La mancanza di status legale significa che le persone non possono muoversi liberamente e hanno difficoltà a ottenere servizi come l’assistenza sanitaria o l’istruzione e a registrare nascite, morti e matrimoni. Nel 2019 il Consiglio superiore di difesa del Libano ha preso diverse decisioni che hanno aumentato la pressione sui rifugiati siriani in Libano, tra cui la deportazione sommaria di coloro che entrano irregolarmente nel paese e la repressione dei siriani che lavorano senza autorizzazione. Il risultato ha portato a una serie di regolamenti coercitivi e pratiche ad hoc progettate per fare in modo che i rifugiati siriani alla fine si sentano come se non avessero altra scelta che tornare in Siria.