di Rosella Redaelli
Corriere della Sera, 11 maggio 2024
“Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure (…)”. Così recita l’articolo 21 della nostra Costituzione al centro dell’incontro “Libertà di Stampa. L’informazione nei paesi del mondo” moderato dal vicedirettore del Corriere della Sera, Venanzio Postiglione. Dalla sala Donzelli di Palazzo Giureconsulti a Milano è iniziato un viaggio nel mondo con i collegamenti in diretta con le firme del Corriere della Sera per conoscere lo stato di salute della stampa estera. Prima tappa gli Stati Uniti con Federico Rampini collegato da New York che ha ricordato gli anni gloriosi della stampa americana, quelli dello scandalo Watergate fatto emergere dai reporter del Washington Post Bob Woodward e Carl Bernstein. “Allora la stampa fu davvero Quarto Potere, svolse il suo ruolo di vigilanza sulle istituzioni democratiche - ha spiegato Rampini - oggi siamo lontani da quel tempo e la stampa si è calata nella mischia”.
Ecco allora organi di informazione schierati con una precisa agenda politica e perfino il New York Times ha perso l’impostazione storica che divideva le pagine di pura informazione da quelle di commento. “C’è una divisione tribale della società americana - ha proseguito Rampini- che il mondo dei media non aiuta a sanare. Invece di unire, acutizza questa divisione”. In questo scenario i veri “grandi” sono i social media governati dal capitalismo digitale della Silicon Valley che è in maggioranza schierato a sinistra con l’eccezione di Elon Musk che non è trumpiano, ma certamente più a destra. La libertà di stampa è garantita dal Primo emendamento della Costituzione americana che offre la protezione più estesa al mondo per il settore dell’informazione e rende difficile intentare anche una causa diffamatoria, però la stampa tradizionale oltreoceano non gode di buona salute, fatta eccezione per il New York Times che è esploso con gli abbonamenti digitali. L’informazione che passa dai social è invece infestata di fake news: “Un fenomeno recente - ha concluso Rampini- ma se le fake news hanno successo è perché vogliamo farci convincere”.
La seconda tappa del viaggio nell’informazione ha fatto tappa a Bruxelles, ad un mese dalle elezioni europee, con la corrispondente Francesca Basso. Proprio da Bruxelles arriva la valutazione dell’informazione dei paesi d’Europa che vede ai primi posti i Paesi del Nord Europa, al decimo la Germania, al ventunesimo la Francia, al trentesimo la Spagna e l’Italia solo al quarantaseiesimo posto. “In vista delle elezioni europee - ha commentato Basso- i timori sono le interferenze straniere capaci di intorpidire le idee che i cittadini europei si possono fare. Sotto la lente ci sono in particolare i paesi dell’ex blocco socialista come Polonia e Ungheria, ma la situazione è in evoluzione”. Da un punto di vista legislativo a marzo a Bruxelles è stata approvata la legge europea sulla libertà dei media per proteggere i giornalisti e media da ingerenze esterne, la trasparenza sulla proprietà dei media e una direttiva a protezione dei giornalisti.
Terzo scalo nel viaggio dell’informazione con Mara Gergolet, corrispondente da Berlino che ha parlato dell’ottimo stato di salute della stampa tedesca. “C’è una percezione poco diffusa della grande qualità della stampa tedesca - ha spiegato Gergolet - è una stampa che dopo la Seconda guerra mondiale è stata rifatta da zero e rimodellata sul modello americano. I giornali costano di più, ma Der Spiegel ha la forza economica per formare 40 giornalisti all’anno alla Columbia University o di avere una redazione di inchiesta che nessun altro può vantare”. Il timore più grande sono le fake news dalla Russia: “C’è grande preoccupazione - ha confermato Gergolet - perché la Germania sa di essere nel mirino di Putin e la propaganda russa diffusa sui social ha segnato il ritorno dell’estrema destra in Germania”.
Per chiudere il viaggio dell’informazione si è atterrati a Parigi con Stefano Montefiori che ha parlato di “una stampa che sta bene, ma potrebbe andare meglio”. La novità degli ultimi anni è il rapporto con la politica sempre più complesso e molti organi di informazione sempre più polarizzati. “Lo racconta bene il libro di Fourquet “L’arcipelago francese” che ha fatto molto discutere”. L’altro motivo di preoccupazione è la discesa in campo nel mondo dell’informazione di imprenditori come Vincent Bolloré del Gruppo Vivendi o l’armatore marsigliese, amico del Presidente Macron e nuovo proprietario de “la Provence”. “Sono imprenditori che non vogliono entrare in politica - ha spiegato Montefoschi - ma danno indicazioni molto chiare ai propri giornalisti”.










