di Eleonora Martini
Il Manifesto, 28 gennaio 2025
Il ministro Ciriani accoglie la richiesta delle opposizioni. Tensione tra Anm e governo. La Corte d’Appello di Roma ha scarcerato il torturatore libico Osama Najeem Elmasry perché “il Procuratore Generale, in attuazione della legge, ha interpretato” il silenzio del ministro della Giustizia “nel modo più rispettoso delle prerogative del Governo”. Se il ministro Nordio, malgrado sia “stato interpellato più volte”, “sta zitto vuol dire che non si proceda” all’arresto. È questa la realtà dei fatti raccontata dal presidente dell’Anm Giuseppe Santalucia che, in un’intervista ad Agorà Tre, rispedisce anche al mittente le accuse di interferenza nell’azione politica del governo sul nodo della riforma della giustizia: in questa fase di progetto, dice, “riteniamo utile accendere l’attenzione su questi temi”.
Sul caso Elmasry cresce dunque la tensione tra magistratura ed esecutivo ma anche l’attesa del parlamento di ottenere risposte certe e fare chiarezza sui numerosi punti oscuri. Motivo per il quale, come richiesto dai gruppi di opposizione, domani a riferire in Parlamento sul caso non sarà solo il ministro dell’Interno Piantedosi ma anche il Guardasigilli Nordio. La loro sarà una relazione congiunta, prima alla Camera (alle 16:15), poi al Senato (18:15).
Inizialmente era attesa solo l’informativa di Piantedosi. Mentre nel corso di un’audizione già programmata al Copasir, sempre domani, Nordio potrebbe rispondere ad una serie di domande che non trovano risposta (ad esempio, perché l’aereo dei servizi che ha rimpatriato Elmasry era già pronto prima del provvedimento di scarcerazione). Ma la storia è talmente fosca che i gruppi di opposizione al Senato hanno scritto una lettera al Ministro dei Rapporti col Parlamento Ciriani per chiedere che sia Nordio e non Piantedosi a riferire alle camere. Perché, spiegano, la scarcerazione è stata “una scelta politica”, “non un cavillo giuridico o una questione procedurale”.
Motivo per il quale i firmatari avrebbero preferito ascoltare la stessa premier Meloni o, in sua vece, il ministro della Giustizia che, “come da lui stesso dichiarato in una trasmissione Rai”, si deve “assumere la responsabilità di una scelta non giustificata da nessuna ragion di Stato e che ha stracciato ogni regola del diritto internazionale e umiliato lo stato di diritto”. Dopo un confronto con il governo e tutti i gruppi parlamentari, Ciriani ha annunciato che a riferire saranno entrambi i ministri.










