di Lorenzo Cremonesi
Corriere della Sera, 17 febbraio 2021
Il 17 febbraio 2011, sull'onda di grandi speranze di libertà e democrazia passata alla storia come "primavera araba", la protesta che portò alla caduta di Gheddafi. L'inizio delle rivolte in Libia dieci anni fa avvenne per il coraggio della popolazione, specie in Cirenaica, che invase le piazze contro la dittatura. Accadde sull'ondata di grandi speranze in nome di libertà e democrazia passata alla storia come "primavera araba". Se erano appena stati defenestrati Zine El Abidine Ben Ali in Tunisia e Hosni Mubarak in Egitto, perché mai non avrebbe dovuto avvenire anche per Muammar Gheddafi?
Il 17 febbraio 2011 Bengasi si era proclamata "libera" e già un comitato formato da intellettuali locali cercava di organizzare una sorta di autorità per governare la società civile e soprattutto le attività militari. Nel frattempo, si sollevavano Misurata, Tobruk, Derna, Zintan, Zawia, le proteste raggiungevano i sobborghi di Tripoli. Detto questo, occorre però sottolineare con chiarezza che senza l'intervento militare Nato, in particolare francese, americano e britannico, le rivolte sarebbero state battute nel sangue soltanto dopo poche settimane di vita. Gran parte dell'opinione pubblica internazionale accolse come oro colato la propaganda dei rivoltosi, per cui Gheddafi utilizzava mercenari africani per combattere la sua gente. Era falso. Il nocciolo duro delle truppe filo-regime era composto da figli delle tribù fedeli al Colonnello. Non sapremo mai quanto davvero contassero e che peso avrebbero avuto in caso di libere elezioni. Ma resta il fatto che, se il 19 marzo le colonne di Gheddafi non fossero state distrutte dai jet francesi alle porte di Bengasi, in pochi giorni la rivoluzione sarebbe finita. L'errore fu poi non cercare il compromesso. Evitato il bagno di sangue, la Nato avrebbe potuto insistere per facilitare il dialogo con il regime. Saif al Islam, il figlio più politico di Gheddafi, proponeva apertamente libere elezioni sotto supervisione internazionale. Non se ne fece nulla. Il seguito è cosa nota: la Libia resta nel caos. Gli errori di quel periodo chiedono ancora un'attenta lettura.











