di Francesco Battistini
Corriere della Sera, 27 gennaio 2020
Prima che a Mosca o a Berlino, dove si sapeva che le conferenze di tregua sarebbero fallite, i tripolini avevano già capito che in Libia sarebbe finita come sempre. Ma come sarà il Day Haftar? Prima che a Mosca o a Berlino, dove si sapeva che le conferenze di tregua sarebbero fallite, i tripolini avevano già capito che in Libia sarebbe finita come sempre.
Con la solita guerra di posizione. Con le solite posizioni in guerra fra loro. Domani, sulle montagne di Bani Walid, a riunirsi e a parlare di pace ci provano i capi delle tribù: è solo un po' d'orgoglio della volontà - il futuro della Libia si decide qui, non a casa di Putin o della Merkel! - accompagnato a un ragionevole pessimismo.
La verità è che la soluzione politica non c'è più. E in questa fase, le sole analisi possibili sono quelle militari. Precisi come un chirurgo, ieri i razzi del feldmaresciallo Haftar hanno colpito il posteggio dell'aeroporto di Mitiga: dopo l'altolà ai voli civili, è il segnale che si punta al progressivo isolamento della capitale. In dieci mesi, l'attacco a Tripoli s'è esteso da un piccolo fronte di cinque chilometri a una stretta tenaglia di ventidue.
Vai in periferia e sei subito in prima linea. L'esercito di Serraj ha perso quasi tremila dei cinquemila uomini che gli servono e può contare sempre meno sulle milizie misuratine, a loro volta messe in affanno dall'avanzata di Haftar: da Misurata hanno richiamato i soldati in tutta fretta, basta difendere la capitale, ora c'è da riprendere Sirte e impedire che i cirenaici replichino l'assedio. Per evitare la disfatta, così, Serraj ha avuto bisogno di rimpiazzare rapidamente le perdite: ecco il perché della richiesta urgente a Erdogan d'inviare i tremila mercenari siriani.
Quando arriverà il Day Haftar? Dipende. Dalla capacità dell'aspirante Gheddafi di rompere l'asse militare Tripoli-Misurata e di scegliere bene: se far cadere la capitale oppure la città che la protegge. Il maresciallissimo ha fretta, prima che gli strateghi turchi prendano il controllo delle operazioni a Tripoli. Anche i tripolini scalpitano, però: come vittime sacrificali, spaventati da una guerra che può diventare eterna, molti pensano che la toppa turca sia peggio dello strappo di Haftar. E che una fine con orrore sia meglio d'un orrore senza fine.









