sito

storico

Archivio storico

                   5permille

   

di Roberto Prinzi


Il Manifesto, 14 dicembre 2019

 

Il governo italiano ribadisce il suo appoggio al Gna: "Se cade la capitale ci sarà un'altra guerra civile". Precipita la situazione in Libia dove il Generale Haftar, l'uomo forte della Cirenaica e capo dell'autoproclamato Esercito nazionale libico (Lna) ha dato il via all'"offensiva decisiva" per prendere Tripoli. "Adesso è giunto il momento dell'ora zero. Avanzate nostri eroi" ha detto il leader militare in un breve discorso televisivo. Il Generale - che assedia da aprile la capitale libica "per eliminare i terroristi" che sostengono il Governo di Accordo nazionale (Gna) sostenuto dalla comunità internazionale - ha poi provato a tranquillizzare i civili dicendo di aver dato ordine ai suoi soldati "di rispettare le case e le proprietà private".

Le dichiarazioni bellicose di Haftar, che fanno il paio con quelle anti-turche del suo ammiraglio Faraj al-Mahdawi del giorno precedente, certificano che la Libia post-gheddafiana, "dono" della guerra Nato del 2011, scivola sempre più nel baratro. E se il Generale attacca, Tripoli risponde. Prima con il ministro dell'interno Fathi Bishaga: "Siamo pronti a respingere qualsiasi ulteriore folle tentativo da parte del golpista Haftar". Poi con il premier al-Sarraj che parla di "altro tentativo disperato" del capo dell'Lna perché "non c'è alcuna ora zero ma solo illusioni".

A una "soluzione politica" hanno fatto appello ieri Francia, Germania e Italia che hanno chiesto a tutte le parti libiche e internazionali di smettere di combattere e di rimettere in moto un "negoziato credibile" sponsorizzato dall'inviato dell'Onu Ghassan Salamah.

Da Roma, intanto, il ministro degli Esteri Di Maio ha confermato la solidarietà al governo Serraj: "Se Haftar dovesse entrare a Tripoli, si determinerà un'altra guerra civile" ha avvertito, ribadendo l'impegno dell'Italia per la conferenza di Berlino di gennaio "in cui metteremo intorno a un tavolo tutti gli attori per avere il cessate-il-fuoco". "Non possiamo permetterci di avere una guerra civile alle porte dell'Italia" ha aggiunto, sottolineando del resto come in questi mesi in Libia abbiano terreno facile i gruppi terroristici.

A vestire i panni del pompiere sono anche i russi che invitano le parti rivali al "dialogo". Resta da capire con quale credibilità Mosca - sponsor di Haftar, che nella battaglia di Tripoli è sostenuto anche da alcune centinaia di contractor del gruppo Wagner, sorta di braccio armato del Cremlino attivo negli scenari che Mosca ritiene strategici - chieda di abbassare i toni.