sito

storico

Archivio storico

                   5permille

   

di Mario Di Marco

 

La Verità, 2 ottobre 2020

 

Cresce la rabbia per i 18 pescatori di Mazzara, fermati in acque internazionali, detenuti nelle carceri libiche. Musumeci: "Il governo e Di Maio devono fare di più".

Il pressing sul premier Giuseppe Conte e sul ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, si sta facendo incalzante. L'accusa è che il governo non stia facendo niente per riportare a casa gli 8 pescatori italiani fermati dalle forze libiche di Haftar all'inizio di settembre e che verranno processati il mese prossimo da un tribunale militare di Bengasi, come riferisce il generale dell'esercito nazionale libico (Lna) Mohamed al Wershafani all'italiana Agenzia Nova.

L'accusa è quella di violazione delle acque territoriali libiche, mentre al momento non si accenna più al traffico di stupefacenti, ritrovati a bordo delle imbarcazioni. Oltre agli 8 italiani, figurano anche cittadini tunisini, filippini e senegalesi, per un totale di i8 pescatori. Le autorità libiche sotto il comando di Haftar avevano chiesto in cambio a Roma la liberazione di quattro scafisti libici detenuti nelle carceri di Catania con l'accusa di traffico di esseri umani.

Conte e Di Maio hanno ricevuto martedì scorso una delegazione di familiari dei pescatori di Mazara del Vallo. La mamma di uno di loro si è incatenata da tre giorni alla ringhiera che delimita piazza Montecitorio. Si chiama Rosetta e ha 73 anni. Sta seduta per terra: "Non me ne vado finché la situazione non si sblocca. L'ho promesso a mio figlio".

Suo figlio è Pietro Marrone, capitano del peschereccio Medinea che, insieme con l'Antartide, era andato a pescare gamberi rossi (60.000 euro di merce ributtata in mare) a 38 miglia dalle coste libiche, quindi in acque internazionali. Ma i militari di Haftar non si sono fatti problemi. I pescatori sono stati fermati e imprigionati.

"Il governo è impotente", afferma la presidente dei senatori di Forza Italia, Anna Maria Bernini. E ricorda che "dieci anni fa il premier Silvio Berlusconi, in pochi giorni, fece ripartire per l'Italia tre pescherecci sequestrati dalla Marina libica, ma soprattutto riuscì a risolvere una complessa vicenda diplomatica facendo liberare dal regime di Gheddafi l'imprenditore svizzero Max Goeldi che era stato arrestato per violazione delle leggi sull'immigrazione. Ora l'Italia ha perso ogni influenza sulla Libia: per liberare i nostri connazionali dovremo chiedere l'aiuto degli alleati del generale Haftar?".

Sull'inerzia del governo picchia duro anche il governatore della Sicilia, Nello Musumeci, che si è sfogato con Radio24: "Si deve fare di più. Al posto del ministro Di Maio andrei subito a parlare con le autorità a Tripoli, mi auguro abbia la forza di farlo. Conte mi ha assicurato un intervento personale ma credo non si sia fatto tutto quello che andava fatto spero possa avvenire nelle prossime ore", ha detto.

Musumeci ha anche aggiunto: "Non è possibile che dopo un mese i8 persone siano detenute in uno Stato straniero senza che lo Stato di appartenenza conosca la posizione giuridica di ognuno. Familiari e autorità dello Stato di appartenenza devono conoscere le reali condizioni. Il silenzio e ciò che colpisce maggiormente i familiari".

Ma mentre il Consiglio comunale di Mazara del Vallo comunica che a far data da ieri, unitamente ai familiari dei pescatori prigionieri, occuperà l'aula consiliare in segno di protesta, da Chigi e dalla Farnesina tutto tace.

Se ne lamenta la senatrice di Fi, Gabriella Giammanco, che sulla vicenda ha presentato un'interrogazione parlamentare al ministro degli Esteri: "Ma Di Maio non viene in Senato a rispondere e quindi non si sa nulla". Intanto cresce la rabbia di madri, mogli e figlie dei pescatori detenuti nel carcere di El Kuefia, a 15 km a sud est di Bengasi: "Liberateli subito", implorano.