di Alessandra Ziniti
La Repubblica, 15 luglio 2021
L'Ong ha raccolto 53 testimonianze tra i migranti riportati in Libia e rinchiusi che documentano violazioni dei diritti umani. Guardiacoste libici che fanno capovolgere deliberatamente un gommone e poi filmano la scena anziché soccorrere le persone finite in mare. O che sparano o danneggiano le imbarcazioni che inseguono facendo annegare i migranti, mentre navi che incrociano nei paraggi fanno finta di non vedere. I guardiacoste libici che fanno capovolgere deliberatamente un gommone e poi filmano la scena anziché soccorrere le persone finite in mare. O che sparano o danneggiano le imbarcazioni che inseguono facendo annegare i migranti, mentre navi che incrociano nei paraggi fanno finta di non vedere e proseguono, così come gli aerei che sorvolano il Mediterraneo che solo nei primi sei mesi del 2021 ha inghiottito più di 700 persone mentre 15.000 sono quelle riportate indietro dalla Guardia costiera libica.
Viaggio di andata e ritorno all'inferno. Ed è proprio tra i sopravvissuti riportati in Libia e nuovamente rinchiusi nei centri di detenzione che Amnesty Intenational ha raccolto 53 testimonianze che danno vita al nuovo rapporto sulla Libia che documenta quello che Amnesty definisce "Orribili violazioni dei diritti umani nei centri di detenzione e il vergognoso ruolo dell'Europa nei ritorni forzati".
Nel dossier vengono fornite le prove di queste violazioni a cominciare dalle violenze sessuali su uomini, donne e bambini intercettati nel Mediterraneo e rinchiusi nei centri. Il rapporto rivela come, dalla fine del 2020, la Direzione per il contrasto all'immigrazione illegale del ministero dell'Interno "avrebbe legittimato le violazioni dei diritti umani integrando tra le strutture ufficiali due nuovi centri di detenzione dove negli anni scorsi le milizie hanno fatto scomparire centinaia di migranti. Persone sopravvissute a questi centri - denuncia Amnesty - raccontano che le guardie stuprano le donne e le obbligano ad avere rapporti sessuali in cambio di cibo e libertà".
Il rapporto contiene le storie di 53 migranti, 49 dei quali detenuti dopo essere stati intercettati in mare. Nella prima metà di quest'anno, nel centro di a-Mabani a Tripoli (prima diretto da una milizia e ora sotto il controllo del ministero dell'Interno) sono state portate oltre 7mila persone intercettate in mare e sono stati sottoposti a torture, condizioni di detenzione inumane, estorsioni e lavori forzati. Così come coloro che sono detenuti nel centro di Shara al Zawija a Tripoli. Qui a seguito delle violenze subite due giovani donne hanno tentato il suicidio e due bambini detenuti con le madri sono morti dopo che le guardie si sono rifiutate di trasferirli in ospedale.
"Le autorità libiche - accusa Diana Eltahawy, vicedirettrice di Amnesty per il Medio Oriente e l'Africa del nord - hanno premiato i responsabili di queste violazioni dei diritti umani attraverso promozioni e assegnazione di posti di potere. Questo significa una cosa sola: che rischiamo di vedere gli stessi orrori replicarsi ancora". Amnesty chiede all'Italia di sospendere la cooperazione con la Libia in tema di controllo dell'immigrazione e delle frontiere.










