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di Andrea Riccardi


Corriere della Sera, 19 luglio 2020

 

L'Italia, convalescente, si guarda attorno. Il Mare Nostrum è ormai di altri. La Turchia è un vero player mediterraneo: acque territoriali, petrolio, territori ex ottomani, migranti... Ha un rapporto con la Russia da "amici, non alleati", anzi concorrenti. L'amicizia s'è vista nel silenzio di Putin, pur difensore dei cristiani, su Santa Sofia.

E l'Italia? Nonostante gli interessi petroliferi dell'Eni e la simpatia dei libici, rischia di fare la comparsa. Non da oggi, ma da quando - dietro ai francesi per un tic senza senso politico -si associò alla caduta di Gheddafi, non avendo imparato dall'Iraq. Con i turchi, bisogna parlare. L'ha fatto il ministro Di Maio. Un cadavere però fluttua nel Mediterraneo e ci inquieta tutti. Quel mare tragicamente divenuto un cimitero.

Oggi 50.000 esseri umani sono ingabbiati in una Libia divisa e violenta: lager, con torture acclarate dai giudici. Tutto sovrasta la paura italiana del "grande sbarco". Libici o altri possono dare il via e creare una crisi in Italia. Per evitarlo, la solita soluzione: ci aiutino i libici! Oggi c'è la guardia costiera libica, rifinanziata dal voto della Camera.

Sono note le connessioni tra certi capi di questa organizzazione e i trafficanti di vite umane. Il voto del Pd stupisce, ma non troppo: già nella passata legislatura ha lasciato cadere la cittadinanza per i figli di stranieri nati in Italia. Il vero problema è "svuotare i centri di detenzione".

Il ministro Lamorgese l'ha detto a Tripoli. E una questione da gestire senza paura. E poi gli italiani sono in parte cambiati, come s'è visto dalla freddezza verso la campagna populista contro la regolarizzazione degli stranieri. Ci vuole un'operazione europea.

Ma cominci l'Italia! Ci libereremmo dalla complicità con i libici, assumendo una forte posizione umanitaria, seguita da alcuni Paesi europei. La Francia sta collaborando a un corridoio umanitario per i campi di Lesbo. L'Italia collaborerà con la Francia in Mali.

Occorre ridisegnare - non da soli - una presenza in un'area delicata. Il primo punto è liberare gli ostaggi umani e sottrarsi a un ricatto più mafioso che politico. Solo così si possono impostare seriamente i rapporti con un Paese turbolento come la Libia. Così si salvano la dignità e l'umanità.