di Giulia Bosetti
La Repubblica, 27 maggio 2019
Ci sono cumuli di rifiuti in decomposizione infestati da insetti e parassiti. Mancano acqua ed elettricità e non ci sono condizioni igieniche sufficienti. Vivono così circa settecento persone, per la maggior parte eritrei e somali, rinchiuse in condizioni disumane in un capannone nel centro di detenzione di Zintan, 170 chilometri a sud-est di Tripoli.
Tra i reclusi, molti dei quali malati di tubercolosi, ci sono anche quattordici donne e tre bambini. Il dramma quotidiano dei detenuti: dopo cinque giorni senza mangiare e bere, hanno ricevuto una scatola di cibo ogni due persone. Amnesty International ha documentato che negli ultimi dodici anni decine di migliaia di rifugiati e migranti sono stati imprigionati ingiustamente, le donne violentate, gli uomini costretti ai lavori forzati.










