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agenzianova.com, 14 gennaio 2025

Nuove immagini scioccanti, pubblicate sui social media della Libia, documentano brutali episodi di tortura nel carcere di Garnada, situato a circa 200 chilometri a nord-est di Bengasi. Questo carcere di massima sicurezza, gestito dal 2015 dalle forze speciali del generale Khalifa Haftar, è tristemente noto per gli abusi sistematici inflitti ai detenuti, inclusi pestaggi e trattamenti inumani che spesso sfociano nella morte. I video trapelati mostrano detenuti picchiati violentemente con bastoni, fruste e a mani nude da uomini in uniforme militare. In uno di questi filmati, un uomo vestito solo con indumenti intimi viene frustato in un corridoio, mentre un sessantenne viene colpito ripetutamente con un bastone fino a cadere a terra. Un altro video, che “Agenzia Nova” ha scelto di pubblicare oscurando i volti dei detenuti e apportando alcuni tagli per tutelarne la dignità, mostra un gruppo di prigionieri ammassati all’interno delle celle del carcere, con le mani intrecciate sopra la testa. Due aguzzini li minacciano apertamente di ulteriori torture. Tra i detenuti spicca una persona che implora pietà, con una mano visibilmente fasciata e presumibilmente fratturata, evidenza concreta delle brutali pratiche di tortura sistematica.

La prigione di massima sicurezza di Garnada ospita diverse centinaia di detenuti, molti dei quali sono sospettati di essere combattenti islamisti radicali. Questi individui sono stati catturati principalmente tra il 2014 e il 2019, durante una vasta operazione condotta dalle forze fedeli al generale Haftar nella Libia orientale. La maggior parte dei detenuti è accusata di appartenenza al gruppo dello Stato Islamico e molti di loro hanno trascorso anni in attesa di un processo.

Il carcere di Garnada è lo stesso da cui Mahmoud al Werfalli, ex ufficiale delle forze speciali di Haftar, prelevava prigionieri per compiere esecuzioni sommarie e filmarle. Werfalli, ricercato dalla Corte penale internazionale per crimini contro l’umanità, era noto per i video che lo mostravano mentre eseguiva personalmente le condanne. Ucciso nel 2021 a Bengasi in circostanze misteriose, Werfalli resta una figura simbolo delle violazioni sistematiche commesse in Libia orientale. Secondo Human Rights Watch, i detenuti sono sottoposti a metodi di tortura sistematica, tra cui percosse, scosse elettriche, privazione prolungata di sonno, cibo e acqua.

Amnesty International ha denunciato che l’impunità radicata in Libia orientale ha incoraggiato l’Enl e l’Agenzia per la sicurezza interna (Asi) a intensificare la repressione contro critici e oppositori. Decine di persone, tra cui donne e uomini anziani, sono state arrestate arbitrariamente dall’inizio del 2024, spesso senza mandato. Le vittime, trasferite in strutture controllate dall’Asi, sono state sottoposte a detenzione arbitraria senza accesso a familiari o avvocati, e alcune sono scomparse per mesi. Amnesty documenta almeno due decessi in custodia quest’anno in circostanze sospette, con accuse mai formalizzate e indagini mai avviate.

L’Organizzazione mondiale della sanità ha evidenziato un aumento delle inondazioni nel sistema fognario del carcere di Garnada tra il 2018 e il 2022, suggerendo una crescita della popolazione detenuta. Questi segnali, uniti alle testimonianze, rafforzano i timori di un’espansione delle strutture carcerarie, destinata a gestire un numero sempre maggiore di prigionieri e violazioni. Secondo Amnesty, la cultura dell’impunità è aggravata dal fatto che i comandanti dell’Enl, spesso accusati di crimini di diritto internazionale, continuano a ricoprire posizioni di potere. L’organizzazione non governativa ha chiesto la sospensione di tali individui e l’avvio di indagini indipendenti per garantire giustizia alle vittime. Inoltre, Amnesty ha raccolto testimonianze di famiglie di detenuti che denunciano minacce e pressioni per non rilasciare dichiarazioni pubbliche sui casi di abuso.