di Matthias Monroy*
Il Manifesto, 10 gennaio 2026
Seguendo l’esempio di Tripoli, anche la città separatista di Bengasi riceverà un centro di comando e attrezzature per la sua guardia costiera al fine di contrastare lo spostamento della rotta migratoria verso la Libia orientale. A seguito di una storica sentenza del 2012 della Corte europea dei diritti dell’uomo (Cedu), agli Stati Ue è vietato riportare in Libia chiunque venga soccorso a bordo di imbarcazioni nel Mediterraneo centrale mentre tenta di raggiungere l’Europa.
Per aggirare l’ostacolo, l’Italia e la Commissione europea hanno creato una scappatoia legale: con finanziamenti di Bruxelles, il ministero dell’Interno ha istituito nel 2017 un Centro di coordinamento del soccorso marittimo (Mrcc) in Libia. Questo centro può essere contattato dalle guardie costiere dei paesi europei per riportare i migranti in Libia, una pratica che secondo l’interpretazione ufficiale non viola la sentenza della Cedu. L’agenzia di frontiera Ue Frontex conduce ricognizioni aeree, poiché la Libia stessa non dispone di aerei o elicotteri. I critici descrivono questa collaborazione come “pullback”: un gioco di parole con “pushback” (termine inglese per respingimenti, mentre il verbo to pull, significa tirare, riportare ndt) in cui le persone vengono respinte illegalmente in Libia da Frontex o dalle guardie costiere degli stati membri dell’Ue. Ora l’Ue vuole istituire lo stesso sistema nella Libia orientale, sebbene le due regioni, con i loro centri politici Tripoli e Bengasi, siano state travolte da una guerra civile dopo la caduta di Gheddafi nel 2011, un conflitto che si riaccende continuamente. L’artefice di questo sistema speculare è la missione militare Irini, con la quale gli Stati membri operano al largo della costa orientale libica dal 2021. Tuttavia, come a Tripoli, l’Italia sarà responsabile della costruzione effettiva di un centro di comando marittimo a Bengasi, avendo presentato a Irini una richiesta per un Quick Impact Project (progetto di impatto rapido ndt).
La possibilità di tali Qip è stata inclusa per la prima volta nel mandato di Irini, rinnovato quest’anno. Il vantaggio: decisioni e attuazione delle misure più rapide. Non è ancora chiaro quali autorità della Libia orientale responsabili della sorveglianza delle frontiere e del funzionamento dei centri di comando trarranno beneficio dal nuovo Qip. Presumibilmente, sarà gestito da strutture militari e milizie associate, come nel caso della Libia occidentale con il progetto Sibmmil finanziato dall’Ue. Ciò avvantaggerebbe anche la Brigata Tariq Ben Zeyad (Tbz) della Libia orientale, accusare dalle organizzazioni per i diritti umani di crimini di guerra, torture e violenze contro i migranti. Il Servizio europeo per l’azione esterna a Bruxelles concluderà un accordo con il ministero degli Esteri italiano per l’istituzione di un Centro di controspionaggio militare a Bengasi. Il finanziamento iniziale di tre milioni di euro potrà poi essere erogato dal Fondo europeo per la pace.
La notizia è stata confermata da un funzionario dell’Ue in risposta all’inchiesta del quotidiano Nd. Questo fondo finanzia misure di politica militare e di Difesa nell’ambito della politica estera e di sicurezza comune, come la condivisione dei costi delle operazioni militari dell’Ue o le forniture di armamenti e i programmi di addestramento per gli eserciti partner. Si prevede che l’Italia sosterrà la maggior parte dei costi, il cui ammontare esatto è attualmente sconosciuto, per la fase di implementazione di 18 mesi. Ciò include l’installazione di una torre dotata di radar e tecnologie di sorveglianza, da erigere a Tobruk, nella Libia orientale, un importante punto di partenza.
Questa e altre attrezzature fornite saranno prese in carico dalle autorità libiche competenti al completamento del progetto. Anche le Forze Armate tedesche (Bundeswehr) partecipano all’Operazione Irini, attualmente con soldati presso il quartier generale di Roma e un aereo da ricognizione. In ogni caso, la Bundeswehr non intende condurre “addestramento in loco” o addestrare personale militare libico in Germania, tuttavia ciò non precluderebbe la partecipazione ai corsi a Taranto, in Italia.
*Articolo tradotto dal quotidiano tedesco Nd. Ha collaborato Sabato Angieri










