di Lorenzo Cremonesi
Corriere della Sera, 23 agosto 2020
Tra i fattori all'origine della nuova proposta di pacificazione si trova il netto peggioramento dei rapporti tra Abdel Fattah al-Sisi e Khalifa Haftar. In sintesi, il presidente egiziano negli ultimi mesi ha trovato sempre più difficile lavorare col capo militare della Cirenaica, tanto che alla fine si è mosso per esautorarlo.
Tra i fattori all'origine della nuova proposta di pacificazione della Libia si trova il netto peggioramento dei rapporti tra Abdel Fattah al-Sisi e Khalifa Haftar. In sintesi, il presidente egiziano negli ultimi mesi ha trovato sempre più difficile lavorare col capo militare della Cirenaica, tanto che alla fine si è mosso per esautorarlo e aprire un canale diretto col presidente del parlamento di Tobruk, Aguila Saleh. La svolta è rilevante.
A logica i due uomini sono alleati naturali. Lo sono per vicende personali e visione del mondo. Entrambi militari di carriera, vicini a Washington, ma soprattutto nemici acerrimi del fronte dei Fratelli Musulmani e quindi sia del governo di Fayez al-Sarraj a Tripoli che specialmente della Turchia di Recep Tayyip Erdogan. Al-Sisi e Haftar appartengono al campo dei regimi forti arabi amici dei salafiti, ma ostili al concetto politico di Califfato panislamico imperante tra le milizie della Tripolitania e nelle aspirazioni neo-ottomane del presidente turco.
La loro rottura ha dunque ragioni tattiche, non ideologiche o strategiche. Nasce dalle sconfitte militari di Haftar. Quello che veniva chiamato "l'uomo forte della Cirenaica" si è rivelato una tigre di carta. Ha imposto la logica della guerra, ma è stato battuto sul suo campo. Non solo, quando si è visto in difficoltà un anno fa, senza consultarsi con il Cairo, è corso a chiedere aiuto a Vladimir Putin, che ha inviato i mercenari della Wagner. Di fronte ai contractor russi, Tripoli ha aperto le porte ad Erdogan, che ne ha approfittato a piene mani. L'intervento turco è stato decisivo. Putin non era affatto pronto a impegnarsi in Libia come in Siria e l'Egitto non è in grado di sfidare apertamente uno dei più forti eserciti della Nato. Da qui la scelta minimalista di abbandonare Haftar e rivolgersi a Saleh. Un uomo per tutte le stagioni, che però almeno controlla le tribù libiche dell'Est e può impedire il passaggio di elementi jihadisti in Egitto. Al vertice del Cairo in luglio, Saleh era la prima donna, Haftar ha fatto scena muta. Ma le sue reazioni sono ora poco prevedibili. Solo gli Emirati continuano a sostenerlo.










