sito

storico

Archivio storico

                   5permille

   

di Fabio Canessa

 

La Nuova Sardegna, 10 marzo 2015

 

"Per la libertà. Il rugby oltre le sbarre": l'esperienza dello scrittore Antonio Falda Un viaggio tra le carceri di Nisida, Terni fino a quelle di Torino, Monza e Bollate.

"It's buried in the countryside. It's exploding in the shells at night. It's everywhere a baby cries. Freedom. Freedom. Freedom". Le parole che concludono "Redemption Day" di Johnny Cash aprono simbolicamente il nuovo libro di Antonio Falda: "Per la libertà. Il rugby oltre le sbarre" (Absolutely Free Editore, 250 pagine, 14 euro).

Parole perfette per introdurre l'argomento trattato e in fondo anche lo stile dell'autore. Come il grande cantautore americano, Falda sembra fotografare con la sua scrittura frammenti di vita, "aggrovigliati nel mondo ovale" come piace dire allo stesso autore nato in provincia di Benevento ma residente in Sardegna, a Capoterra, da una vita. Scrive di rugby Antonio Falda. E dopo le piccole storie di campo e di vita raccolte in "Novelle ovali" e la grande storia di una leggenda come "Franco Ascantini" ripercorsa in "Franco come il rugby", la passione per questo sport lo ha portato in un luogo particolare: il carcere.

Un viaggio in otto istituti detentivi nell'arco di oltre sei mesi, tra settembre 2013 e il marzo successivo. Dal carcere minorile di Nisida a Napoli agli istituti detentivi di Terni, Torino, Monza, Frosinone, Porto Azzurro (Livorno), Bollate (Milano) e Sollicciano (Firenze) per seguire da vicino un interessante progetto sostenuto anche dalla Federazione Italiana Rugby: favorire la diffusione della palla ovale nella popolazione carceraria, come strumento di crescita personale e collettiva.

Lo sport insomma non solo come svago, ma come strumento educativo. Nel suo viaggio Antonio Falda ha incontrato quindi i detenuti coinvolti nell'iniziativa e vari operatori, allenatori, membri della polizia convinti che i concetti fondamentali del mondo dello sport, del rugby, possano diventare valori chiave di un riscatto per chi ha sbagliato e sconta la sua pena in carcere: il rispetto delle regole e dell'avversario, l'aiutarsi a vicenda, la collaborazione necessaria con gli altri senza individualismi.

Cosa resta di quest'attività sul detenuto? È la domanda fondamentale che muove la ricerca dello scrittore. La risposta arriva già esplicita nella prefazione firmata da Aniello Arena il cui riscatto è passato per il teatro: condannato all'ergastolo, partecipando a un laboratorio teatrale (che poi lo ha portato anche al cinema con "Reality" di Matteo Garrone e a vincere per la sua prova il Nastro D'Argento come miglior attore protagonista) dice di aver conosciuto la vera libertà. Perché qualunque sia l'attività, artistica o sportiva, questa può influire sulla vita dei detenuti. Lo dimostra la storia di Arena, lo dimostrano i frammenti di storie raccontate nelle pagine del libro. Di quei ragazzi che durante l'allenamento o una partita hanno come urlo di battaglia: "Per la libertà".