di Paola Mariano
La Stampa, 11 settembre 2025
Un mega test spiega una tendenza collettiva più diffusa di quanto previsto: si seguono le norme anche se non c’è una specifica pressione sociale che le giustifichi. Un grande esperimento sociale dimostra che il rispetto è del tutto incondizionato e viene dall’interno di ciascuno di noi per almeno un individuo su quattro. E, comunque, per la stragrande maggioranza vince l’obbedienza. Anche quando non conviene. Rispettare le regole è nella natura umana anche quando trasgredire non danneggerebbe nessuno, anche quando nessuno scoprirebbe che le abbiamo infrante, addirittura anche quando nessuna pressione sociale ci spinge all’obbedienza: in poche parole, siamo ligi e rispettosi. Sono questi gli aggettivi che connotano fino a sette persone su 10. Lo suggerisce un gigantesco esperimento sociale che ha coinvolto oltre 14 mila persone ed è stato condotto dall’Università di Nottingham (Gran Bretagna) e dall’Università di Aarhus (Danimarca).
Pubblicato su “Nature Human Behaviour”, lo studio prova che un quarto di noi seguirà le regole sempre e incondizionatamente, anche se obbedire ci danneggia. Insomma, le regole sono dei valori intrinseci e radicati, indipendenti dal giudizio altrui. In tutte le società, ogni giorno, la vita sociale è regolata da innumerevoli norme. Il motivo per cui le persone seguono le regole, in particolare le leggi e le norme sociali, è oggetto di dibattito da sempre. Il test, ora, dà una serie di risposte e apre nuove prospettive.
Coordinato da Daniele Nosenzo, lo studio si basa su una serie di giochi al pc. Il primo e più dirimente consisteva nel chiedere a ciascun individuo di far avanzare una pedina, farla fermare al semaforo rosso per poi proseguire fino al traguardo nel minor tempo possibile, con in palio 20 dollari alla fine di ogni gara. Il montepremi diminuiva di secondo in secondo e, quindi, sarebbe stato per tutti più conveniente “passare con il rosso” così da guadagnare il più possibile. I partecipanti sapevano che erano coperti dall’anonimato e che trasgredire non avrebbe comportato nulla di male per gli altri. E tuttavia la maggioranza delle persone ha scelto l’obbedienza, finendo per guadagnare meno.
“Nei nostri esperimenti iniziali - scrivono gli autori del lavoro - il 55-70% dei partecipanti si conforma a una regola arbitraria e costosa, anche se agisce in modo anonimo e da solo e le violazioni non danneggiano nessuno”. Questo dimostra che le persone si aspettano il rispetto delle regole e lo considerano socialmente appropriato a prescindere. L’agire dei partecipanti non cambia di molto anche quando gli sperimentatori li invogliano a trasgredire, facendo notare loro che altri hanno già trasgredito a loro vantaggio: questo indica che la violazione delle regole è un comportamento solo in piccola parte contagioso.
Ma i ricercatori sono andati oltre e hanno voluto capire che cosa ci sia alla base di questa inclinazione al rispetto delle regole: per capire se dietro ci sia l’influenza delle aspettative sociali, il team ha chiesto ai partecipanti se pensavano che gli altri avrebbero seguito le regole. Effettivamente, coloro che pensavano che gli altri avrebbero rispettato le regole erano più propensi a rispettarla a loro volta, dimostrando che le persone hanno convinzioni interiori su ciò che è socialmente accettabile e adattano le loro azioni di conseguenza.
Tuttavia, l’aspettativa sociale non spiega del tutto l’obbedienza; circa il 25% delle persone continua a seguire la regola indipendentemente da ciò che pensano o fanno gli altri, pur sapendo che infrangere la regola non avrebbe danneggiato nessuno. Questa è stata la scoperta più importante, afferma il primo autore Simon Gaechter: “Ciò dimostra un rispetto intrinseco per le regole. Date a queste persone una regola e loro la seguono incondizionatamente”.
“Riteniamo che la nostra dimostrazione dell’esistenza di un sostanziale rispetto incondizionato delle regole sia un risultato importante - concludono i ricercatori -. Il motivo è che il rispetto intrinseco delle regole è senza dubbio necessario per l’ordine sociale in molte situazioni in cui gli incentivi esterni - che forniscono ragioni basate sull’interesse personale per il rispetto delle regole - sono deboli o assenti e le conseguenze per gli altri non sono evidenti”.











