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di Aldo Grasso

Corriere della Sera, 15 dicembre 2024

Qualcosa nel nuovo secolo è andato storto: c’è un clima diffuso di regressione, di negazionismo, di falsità. C’è una parola che ci vergogniamo di pronunciare, sicuri che non ci appartenga più: ignoranza. Eppure, in settimana ci sono stati pericolosi avvertimenti di una generale decadenza: l’Oxford Dictionary ha scelto “brain rot” (marcescenza mentale) come parola dell’anno, il rapporto Censis avverte che troppi studenti arrivano al termine degli studi sapendo a mala pena leggere e far di conto e, infine, il rapporto Ocse certifica che in Italia un terzo degli adulti è analfabeta funzionale (sa leggere e scrivere ma non capisce un articolo di giornale).

Da quando l’ignoranza è diventata un punto di vista dominante? L’ignoranza è una grande tragedia sociale che ci rende tutti prolissi: facile dare la colpa alle nuove tecnologie, ai social, più difficile parlare del fallimento della scuola, delle politiche governative, della crisi del pensiero.

Qualcosa nel nuovo secolo è andato storto: ormai l’ignoranza dilaga in tutto il mondo. C’è un clima diffuso di regressione, di negazionismo, di falsità che ricorda gli anni Venti del secolo scorso: diffidenza verso la scienza (quanti No Vax, cui vengono persino cancellate le multe!), verso la democrazia (autocrazie, sovranismi, fanatismi, populismi…), verso la cultura (contro le competenze e i principi etici). Così, per nascondere la nostra ignoranza, siamo diventati tutti opinionisti.