di Massimo Calandri
La Repubblica, 8 aprile 2020
In Liguria nessun caso di Coronavirus, ma gli agenti lamentano l'inadeguatezza di mascherine e camici e le difficoltà di mettere in isolamento i nuovi arrivati.
Il problema non sono loro. Perché loro all'inizio di questa storia erano 'puliti' per forza. E lo sono ancora, condannati a restare lontano dal mondo. No, il problema sono gli altri. Quelli fuori, che possono portare dentro la malattia.
"Se un solo detenuto verrà contagiato, rischia di scoppiare il finimondo. Siamo seduti su di una bomba, anche se tutti fanno finta di nulla". Viaggio nelle 6 carceri della Liguria, ai tempi del Coronavirus: 1.516 detenuti, non un solo caso di Covid-19. Nemmeno tra i 936 poliziotti penitenziari che lavorano da La Spezia a Sanremo.
"Però noi agenti usiamo la stessa mascherina chirurgica per una settimana, a volte anche 10 giorni di fila. Una follia. Accompagniamo all'esterno i prigionieri indossando assurdi grembiuloni blu che arrivano appena sotto il ginocchio. Guanti di protezione? Mai visti".
Può succedere naturalmente che arrivino nuovi arrestati: e allora dietro le sbarre cala un silenzio nero, inquieto. "Per ora ci è stato possibile isolarli in quarantena per un paio di settimane, ma fino a quando? Le celle sono sovraffollate: siamo già a 403 persone oltre la capienza massima". In queste condizioni, è difficile dire quanto potrà durare. "Il rischio di rivolte, qui come è accaduto in 24 istituti italiani (14 morti il mese scorso), è altissimo".
Marassi, Pontedecimo, Chiavari, La Spezia, Imperia, Sanremo. In queste strutture non ci sono stati incidenti. Ed è un po' per merito di chi sta dentro - tutti: guardie e ladri - un po' per fortuna. "Siamo riusciti subito a negoziare coi detenuti, che come è loro diritto volevano incontrare i parenti e ricevere i pacchi. Gli abbiamo fatto capire che erano in grave pericolo".
Fabio Pagani, assistente capo a Marassi e segretario regionale Uil. "I colloqui ora si fanno via Skype e Whatsapp, le telefonate sono aumentate, i pacchi arrivano tramite corriere. E così azzeriamo il rischio, con la buona volontà di tutti". Però ci sono altri problemi. "All'inizio come agenti siamo stati abbandonati da Regione e Protezione Civile: dispositivi, zero. Poi sono arrivate le mascherine, però quelle chirurgiche. Nessuno comprende che non siamo noi, quelli da proteggere: sono i detenuti".
A Marassi 730 presenze e 150 a Pontedecimo (69 donne), 264 a Sanremo, a La Spezia 212, a Chiavari sono 70 e 90 ad Imperia. I numeri non quadrano soprattutto nella principale prigione del capoluogo ligure, dove la capienza dovrebbe essere solo di 520.
"Qualche giorno fa era circolata la notizia di un detenuto positivo, ma era falsa: si tratta di un cittadino albanese che dal 12 marzo era ricoverato al San Martino, e lì ha contratto una polmonite che ha fatto sospettare un caso di Coronavirus". Il vero guaio è stato piantonare lo straniero, che tra l'altro era in attesa di giudizio per una semplice accusa di furto e tentata rapina. "È stato sottoposto a tampone e ospitato nel padiglione Covid, camera numero 9.
Accanto, nella 10, c'era un signore anziano che è morto. E che nella notte gli agenti della penitenziaria hanno cercato di assistere. Protetti in maniera ridicola". La mascherina chirurgica invece della Ffp3 o Ffp2, senza guanti. E col famigerato camice da dentista blu: "Che tra l'altro ti impedisce anche di mettere mano alla pistola, nel caso di fosse bisogno. Poi, i poliziotti sono tornati a Marassi".
Le carceri sono state riadattate per trovare celle da "isolamento fiduciario", dove ospitare i nuovi arrivati che ci devono restare per 14 giorni. In quel formicaio del carcere genovese, è stata sgomberata la quinta sezione del 3° piano. "Ora c'è una dozzina di posti a disposizione, fortuna che col nuovo decreto gli arresti sono largamente diminuiti. Ma se domani catturano 10-15 individui, è finita". A Imperia hanno recuperato un piano interrato, chissà se a norma.
"Il problema è che così si spostano altri detenuti che dovevano rimanere 'isolati' per ragioni diverse: nelle stesse celle finiscono soggetti diversi e a rischio (i violentatori, i tossicomani, quelli ad 'alta sicurezza' con i 'comuni'), col pericolo che questa promiscuità scateni gravi reazioni". Nell'ora d'aria - dalle 9 alle 11, e dalle 13 alle 15 - in queste giornate di sole scendono in cortile dalla prima e seconda sezione fino a duecento uomini.
"E noi siamo pochi, sempre di meno: costretti a rinunciare alle ferie, ai doppi turni, giorno e notte. Ma soprattutto, preoccupati di contagiarci fuori e di trasmettere il virus dentro". Domenica si è scatenata una rivolta nel penitenziario di Santa Maria di Capua Vetere, Caserta.
"Ancora una volta, qualcuno ha diffuso la notizia fasulla di un detenuto positivo. Sono invece vere le positività di molti nostri colleghi a Pisa". Pagani è molto preoccupato. "Se qui in Liguria non è successo nulla, è perché siamo stati bravi e fortunati. Ma se non ci aiutano, rischia presto di scoppiare il finimondo".










