di Erica Manna
La Repubblica, 26 luglio 2025
Il garante Doriano Saracino: “A Marassi è tutto oscuro, altrove i garanti sono stati interessati nell’ideazione di questi spazi. Qui non siamo stati coinvolti”. Il progetto di una stanza dell’affettività nel carcere di Marassi esiste. Una struttura prefabbricata, non lontano dall’area in cui è presente il teatro dell’Arca: un luogo - dotato di bagno - a cui sarebbe possibile accedere dall’ingresso laterale, per garantire una maggiore privacy. Il costo è intorno ai 20 mila euro. Eppure, nonostante siano state finalmente pubblicate ad aprile le linee guida del Dap, il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, (l’ente del Ministero della Giustizia che si occupa di carceri) che prevedono che nelle singole carceri gli spazi siano individuati dai provveditorati regionali, in Liguria non ne esiste ancora nessuno.
E, del progetto dentro Marassi, nel momento in cui scriviamo questo articolo, il garante delle persone private della libertà Doriano Saracino non sa ancora nulla: “Purtroppo è tutto oscuro - rimarca Saracino - a differenza di altri provveditorati in Italia, dove i garanti sono stati interessati nella progettazione di questi spazi, non siamo stati coinvolti. Nonostante io abbia chiesto in diverse occasioni delucidazioni”. A Pontedecimo, spiega Saracino, la direttrice ha identificato uno spazio dove allestire la camera dell’affettività, non lontano dall’area colloqui. “La mia richiesta - rimarca il garante - è che non siano solo un luogo dove esercitare il proprio diritto alla sessualità. Ma anche spazi di incontro con i figli e il coniuge, aspetto che le linee guida sembrano escludere. Esercitare la sfera affettiva è fondamentale, per chi è dentro. E poi, non sarebbe un modo per tutelare la famiglia, un diritto protetto dalla Costituzione?”.
La sentenza - Era gennaio dell’anno scorso, quando una sentenza della Corte Costituzionale dichiarava illegittimo il divieto assoluto all’affettività (e anche alla sessualità) in carcere: la norma a cui ci si riferiva, infatti, imponeva il controllo a vista sui detenuti durante i colloqui con i loro coniugi o conviventi. Dopo la sentenza, però, per un anno e mezzo la situazione - in mancanza di linee guida - era rimasta cristallizzata. Perché la Corte non aveva indicato chi avesse il compito di individuare spazi idonei e di allestirli. Adesso, invece, le linee guida ci sono. Ma a oggi solo 32 istituti penitenziari su 189, in Italia, si sono dotati della camera dell’affettività. Appena il 17 per cento. E le linee guida non indicano un limite di tempo preciso entro il quale le case circondariali dovranno allestire questi spazi.
Come funzionano - Le camere dell’affettività danno diritto ai detenuti - in assenza di impedimenti dettati da motivi di sicurezza - di avere colloqui con i loro coniugi, persone con cui sono uniti civilmente o conviventi stabili fino a prima dell’arresto, senza supervisione. Una volta al mese, per due ore al massimo. Negli spazi individuati dovrebbe essere allestita una camera arredata con un letto e servizi igienici: ma non sarà possibile chiudersi dentro dall’interno, e la stanza sarà sorvegliata da fuori.
“I diritti non devono essere colpiti, sarebbe una punizione anche per i partner - è il ragionamento di Doriano Saracino - se pensiamo, poi, che in carcere è consentito sposarsi, sarebbe un controsenso impedire spazi di affettività”. Le criticità, però, esistono: “Un tema delicato è quello dei sex offender a Pontedecimo - aggiunge il garante - è una questione delicata, ma la mia riflessione è che anche loro potrebbero aver mantenuto un rapporto con un coniuge o un partner. Questi detenuti però non possono entrare in contatto con altri reclusi per motivi di sicurezza. Se venissero fatti entrare a Marassi per accedere alla stanza dell’affettività, in che modalità questo potrebbe avvenire senza mettere a rischio la loro sicurezza? Sono aspetti che vanno studiati”.
Il tema arriva in Regione - Un primo sì intanto è arrivato: Selena Candia - capogruppo di Avs in consiglio regionale, che nelle scorse settimane ha visitato la casa circondariale di Marassi nell’ambito dell’iniziativa di Nessuno tocchi Caino - aveva promesso di portare la questione in discussione, con la presentazione di un emendamento in occasione dell’assestamento di bilancio. Nella manovra di bilancio licenziata l’altro ieri dal consiglio regionale, dunque, c’è anche il via libera alla sperimentazione di una stanza per l’affettività nelle carceri liguri. “Il provveditore per l’amministrazione penitenziaria ha individuato Marassi per ospitare una delle prime stanze dell’affettività, per consentire ai detenuti di incontrare i partner in condizioni di sicurezza - sottolinea Candia - è una misura necessaria per garantire i diritti delle persone recluse, senza intaccare il provvedimento restrittivo, che è stata riconosciuta dalla legge. Purtroppo nel carcere di Marassi mancano gli spazi negli edifici attuali. L’unica soluzione fattibile è quella di installare un prefabbricato con servizi igienici all’interno del penitenziario, in modo da assicurare sia la vigilanza esterna sia la riservatezza dell’incontro. È un progetto importante: per tutelare il diritto all’affettività e anche per prevenire tensioni”.











