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goodmorninggenova.org, 15 maggio 2026

Carceri sempre più affollate, aumento dei giovani detenuti e poche opportunità di lavoro e reinserimento: è critico lo scenario che la relazione 2025 del Garante delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale traccia su Genova. Secondo il rapporto al 31 dicembre 2025 negli istituti penitenziari liguri erano presenti 1.398 detenuti a fronte di una capienza regolamentare di 1.111 posti: tasso di sovraffollamento superiore al 125%. Una situazione che, sottolinea il Garante, incide direttamente sulle condizioni di vita, sull’accesso ai servizi e sui percorsi di recupero. In questo quadro, i detenuti stranieri rappresentano oltre la metà della popolazione carceraria regionale.

La relazione segnala una forte presenza di giovani tra i 18 e i 24 anni: Liguria tra le regioni italiane maggiormente interessate dal fenomeno. A incidere anche gli effetti del “Decreto Caivano”, che ha aumentato i trasferimenti dai circuiti minorili alle carceri per adulti, interrompendo spesso percorsi educativi già avviati. Nel corso del 2025 il Garante ha effettuato numerose visite negli istituti penitenziari, svolgendo oltre 300 colloqui con detenuti e raccogliendo segnalazioni da familiari e operatori. Le principali criticità riguardano salute, continuità delle cure, condizioni igienico-sanitarie e qualità degli spazi. Tra i nodi più delicati quello del lavoro penitenziario: i detenuti occupati sono pochi e le attività disponibili spesso scarsamente qualificate e retribuite. Limitato anche l’utilizzo della legge Smuraglia, che incentiva le imprese ad assumere persone detenute.

Critiche anche sul fronte dell’alimentazione: la relazione denuncia qualità e quantità insufficienti dei pasti, aggravate da una diaria giornaliera di 3,70 euro per colazione, pranzo e cena, inferiore rispetto alla precedente gara nonostante l’aumento dei costi dovuto all’inflazione. Il documento, infine, affronta contesti di limitazione della libertà, come le Rems e i reparti ospedalieri, ribadendo la necessità di controlli costanti e tutela effettiva dei diritti. “Il rispetto dei diritti delle persone private della libertà non è una concessione, ma un obbligo costituzionale”, ricorda il Garante, sottolineando come investire su dignità, salute, lavoro e reinserimento rappresenti “l’unico modo per costruire una sicurezza più solida e duratura”.