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di Alessandra Rossi

Il Secolo XIX, 4 luglio 2026

Per l’associazione Nessuno Tocchi Caino e la Camera Penale ligure “è inaccettabile”. Sopralluoghi nelle case circondariali di Marassi, Pontedecimo e Imperia. Nel carcere di Marassi i detenuti della seconda sezione, quelli con condanne definitive, hanno rivestito di stoffa le plafoniere di neon perché persino la luce aumenta in maniera insopportabile il caldo di queste giornate. Il rubinetto del bagno resta sempre aperto con l’acqua fredda per rinfrescare lo yoghurt o persino l’ambiente. E quel caldo opprimente aumenta ad ogni piano che si sale. A raccontarlo è Fabiana Cilio, presidente della Camera penale ligure, reduce in questi giorni da alcuni sopralluoghi nelle carceri di Marassi, Imperia e Pontedecimo insieme a Nessuno Tocchi Caino e in collaborazione con il neonato Movimento Italiano Diritti Detenuti.

L’impietoso ritratto delle condizioni in cui versano detenuti e agenti penitenziari è emerso durante l’assemblea pubblica “La comunità penitenziaria: il carcere secondo Pannella” che si è svolta questo pomeriggio a Palazzo Tursi, col patrocinio del Comune e del Garante regionale ligure e comunale di Genova dei diritti delle persone private della libertà, a dieci anni dalla scomparsa di Marco Pannella. L’incontro ha concluso un ciclo di visite nelle carceri liguri di Genova Marassi, Genova Pontedecimo e Imperia, nel corso delle quali le delegazioni partecipanti - insieme agli organizzatori, a rappresentanti del Consiglio regionale della Liguria e del Consiglio comunale di Genova - hanno incontrato la comunità penitenziaria e verificato le condizioni di vita e di lavoro all’interno degli istituti.

All’incontro hanno preso parte, tra gli altri: Rita Bernardini, Presidente di Nessuno tocchi Caino; Elisabetta Zamparutti, Tesoriera di Nessuno tocchi Caino e componente del Comitato europeo per la prevenzione della tortura; Giulia Troncatti, Presidente del Movimento Italiano Diritti Detenuti, Alberto Pandolfo, Deputato PD; Doriano Saracino, Garante regionale ligure dei diritti delle persone private della libertà; Marco Cafiero, Garante comunale di Genova dei diritti delle persone private della libertà; Cristina Lodi, Assessora al Welfare, Servizi Sociali, Famiglie, Terza Età e Disabilità del Comune di Genova; Marco Bosio, Presidente della Camera Penale Imperia-Sanremo “Roberto Moroni”; Simone D’Angelo, Consigliere regionale della Liguria; e Francesca Ghio, Consigliera comunale di Genova.

“Arrivare ad aprire costantemente il rubinetto dell’acqua fredda per avere un po’ di refrigerio non è accettabile - denuncia Cilio - Lo abbiamo soprattutto notato nella sezione dei detenuti definitivi, per i quali la cella diventa una casa per mesi o per anni. Si tratta di escamotage per sopravvivere. Non è umanamente comprensibile perché una persona debba essere tenuta in quelle condizioni: il carcere è privazione della libertà, la pena è già quella. Le alte temperature o l’estremo freddo non c’entrano nulla”. Per Cilio “occorrono investimenti, ma mettere soldi nelle carceri non porta voti, né consenso”.

Anche sul piano del sovraffollamento la situazione è rimasta grave: a Marassi ad esempio ci sono 680 detenuti effettivi, a fronte di una capienza di 535. “Il sovraffollamento è una costante - sottolinea la presidente della Camera penale ligure - Sono celle da sei e non c’è lo spazio sostenibile per tenere le persone chiuse lì dentro”. Per Sergio D’Elia, segretario di Nessuno Tocchi Caino, per combattere il sovraffollamento “la via maestra è quella di ridurre il carico di procedimenti pendenti nei tribunali, quindi l’amnistia. C’è l’indulto, anche se viene giudicato una resa dello Stato nei confronti del crimine: ma oggi assistiamo ad una resa dello Stato nei confronti di sé stesso, della Costituzione, dei diritti umani”.

Ma è anche il dopo carcere a preoccupare. Su questo fronte, anche il Comune intende fare la sua parte: dopo l’istituzionalizzazione della Consulta sul carcere, in cui si affrontano i temi dell’occupazione, dell’assistenza sanitaria, della residenza, “si sta lavorando all’obiettivo indicato dalla sindaca Silvia Salis di riattivare gli Articolo 21 in Comune - spiega l’assessora al Welfare, Cristina Lodi - ovvero consentire ai detenuti che possono lavorare all’esterno di venire impiegati in strutture comunali, come ad esempio i cimiteri”.