di Tommaso Fregatti
Il Secolo XIX, 31 marzo 2020
Il carcere di Marassi dall'interno di una cella. Nessun detenuto attualmente positivo, celle d'isolamento con quarantena di 15 giorni per tutti i nuovi arrestati. È in questo modo che il carcere di Marassi, insieme a tutte le altre case circondariali liguri, sta affrontando l'emergenza coronavirus e cercando di contenere i contagi.
Con la consapevolezza che anche un solo detenuto positivo potrebbe portare a scenari drammatici. Soprattutto alla luce di un sovraffollamento cronico che vede nel primo carcere ligure stipati ad oggi 736 detenuti, duecento in più rispetto a quelli della capienza. E così (in attesa dell'arrivo dei braccialetti elettronici per chi ha pene lievi) per evitare che nuove persone arrestate tradotte in carcere possano aver contratto il virus e diffonderlo agli altri detenuti si è deciso di sistemare ogni nuovo recluso in celle d'isolamento per 14 giorni.
Periodo in cui non avrà contatti con nessuno. E però il carcere di Marassi, così come gli altri istituti liguri, dispone di un numero limitato di queste celle d'isolamento che sono quasi esaurite. Per questo i sindacati hanno chiesto di affrontare il problema nel caso in cui un nuovo detenuto faccia ingresso in carcere e non ci siano celle a disposizione: "Si tratta di un bel problema - spiega Michele Lorenzo, segretario del Sappe, sindacato autonomo della polizia penitenziaria - che rischia di vanificare un lavoro capillare fatto fino ad ora.
Per questo abbiamo chiesto all'amministrazione di organizzare la riapertura del carcere di Savona dove, a nostro avviso, dovrebbero essere allestite una ventina di celle per l'isolamento alla luce dell'esaurimento dei posti ad Imperia e la situazione analoga di Marassi. Questo per fare in modo che i nuovi arrestati abbiano un luogo dove affrontare la quarantena e sia scongiurato il rischio dei nuovi contagi".
A partire dalla scorsa settimane proteste e rivolte all'interno delle case circondariali liguri sono cessate. Ora la situazione è pressoché tranquilla anche alla luce della decisione dell'amministrazione di fornire a turno tablet e smartphone ai detenuti per fare in modo che possano fare telefonate e videochiamate alle famiglie. Questo per sopperire al blocco dei colloqui, misura necessaria per contenere il contagio. In pratica ogni detenuto fornisce un numero di telefono o indirizzo Internet dove poter chiamare. Numero che, per ragioni di sicurezza, viene vagliato dalla polizia penitenziaria.
A livello nazionale sono stati messi a disposizione più di duemila tra tablet e dispositivi mobili. All'interno del corpo sono due gli agenti, invece, che hanno contratto da familiari il Covid-19 in provincia di Genova. Ma viene evidenziato come gli stessi agenti non siano in condizioni critiche e che al tempo stesso nessuno di loro lavorava all'intero di case circondariali e dunque non è stato necessario procedere con l'isolamento dei detenuti eventualmente entrati in contatto con loro.









