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di Lorena Saracino

L’Edicola del Sud, 23 ottobre 2025

Anche il carcere di Trani scoppia. Dopo quello di Lecce che “ospita” - mi si perdoni la parola - 1403 detenuti su una capienza di 798; quello di Foggia, 670 reclusi a fronte di una capienza di 360; quello di Brindisi, 230 presenze per 152 letti; o quello di Taranto, 500 posti letto per 797 detenuti. A Lucera e San Severo siamo ben oltre il doppio dei detenuti. Scoppiano. Questa è la parola corretta. Senza esagerazioni. Quanto vogliamo continuare ad ignorare questa devastante fotografia? Dal caldo nei nostri salotti vogliamo provare a preoccuparci del fatto che chi ha sbagliato deve solo pagare il debito con la società, non essere crocifisso?

Di certo, quando si parla di carceri il pericolo di una retorica pelosa è dietro l’angolo. Ma qui, non si tratta di innalzare le insegne dell’esercito della salvezza, qui si tratta del rispetto del dettato costituzionale e delle funzioni dello Stato. E hanno colpito diritto allo stomaco le parole, di qualche giorno fa, di uomini dello Stato, come Ruggero Damato, segretario regionale del sindacato di polizia penitenziaria che ha detto: “Il carcere di Lecce è una vera e propria discarica umana”. Si, il dirigente sindacale ha usato proprio queste parole. E ne ha specificato il senso: i detenuti sono ammassati come sacchi e in una situazione di totale promiscuità.

Che in carcere sappiamo bene tutti cosa voglia dire. “Una bomba ad orologeria”, ha spiegato, in cui gli agenti di polizia penitenziaria “sono i nuovi schiavi di Stato”, lasciati in balia di detenuti sempre più violenti. Per quanto tempo, allora, vogliamo continuare a girare la testa dall’altra parte. Pensate ai giovani, che magari hanno commesso reati minori, come ne usciranno? E quanta rabbia si porteranno addosso.