di Paolo Foschini
Corriere della Sera, 11 maggio 2025
“L’impulso verso una Europa unita, tra Stati che una volta erano stati in guerra, è così forte e più forte che mai proprio tra noi pochi, ancora vivi, che quella guerra l’abbiamo vissuta”. Così Liliana Segre alla folla di ragazzi venuti ad ascoltarla nella seconda giornata di Milano Civil Week. “Ho 95 anni e come tutte le persone anziane posso dimenticare le cose recenti, ma ricordo molto bene gli anni della mia giovinezza”. Comincia così il racconto che Liliana Segre, come centinaia e forse ormai migliaia di altre volte, ha condiviso anche davanti alla folla di studenti venuti ad ascoltarla nella seconda giornata di Milano Civil Week. L’arresto, il treno, la marcia della morte, l’essere sopravvissuta “continuando a camminare, una gamba davanti all’altra, anche in salita”. Fino a dire oggi che “l’impulso verso una Europa unita, tra Stati che una volta si erano combattuti, è così forte e più forte che mai proprio tra noi pochi, ancora vivi, che quella guerra l’abbiamo vissuta”.
Intervistata da Alessia Rastelli - curatrice del libro dedicato e scritto con la senatrice a vita Non posso e non voglio tacere, nel giorno della pubblicazione per Solferino - Liliana Segre è entrata nel tema “L’Europa siamo noi” di questa Civil Week partendo proprio da quel viaggio in treno che portò milioni di “persone senza alcuna colpa” verso i campi di sterminio in Germania: “Un ricordo che mi torna in mente - ha detto - ogni volta in cui oggi invece l’Europa la attraverso liberamente per portare la mia testimonianza su quell’orrore, perché non si ripeta mai più”. Ai ragazzi che la ascoltano rapiti tra un applauso e l’altro ripete l’immagine del numero “che mi fu impresso sul braccio sinistro e che non ha niente a che vedere con la moda dei tatuaggi di oggi, ma che io porto ancora e lo porto con onore”.
Alessia Rastelli le ricorda l’accoglienza ricevuta al Parlamento europeo, dove intervenne su invito dell’allora presidente David Sassoli: “E io non potrò mai dimenticare - risponde lei - l’emozione provata nel vedere garrire al vento in quella giornata limpida tutte le bandiere degli Stati dell’Unione, gli stessi che tanti anni avevano combattuto la guerra di cui io ero stata tra le vittime. Mi ero preparata un discorso che poi non lessi, per esprimere invece a braccio quello che sentivo nel cuore. Ricordo di essermi rivolta ai giovani e di avere detto loro di essere sempre forti, che ciascuno è responsabile di se stesso, e di continuare a camminare sempre, una gamba davanti all’altra, anche in salita, come avevo fatto io”.
E poi la pace: “Sarò sempre contro la violenza, proprio perché la guerra l’ho vissuta. Contro la vendetta. Sono quella della Costituzione italiana che la guerra la ripudia perché mi fa ribrezzo, come essere umano, come nonna e bisnonna pensando ai bambini che ne sono le prime vittime. E mi amareggia vedere elemosinare la pace da parte di persone disperate. Come se noi vecchi fossimo vissuti invano”.
La conclusione è tra gli studenti di due tra le scuole vincitrici del concorso “Viaggio nella memoria” promosso da Regione Lombardia, l’istituto Puecher Olivetti di Rho e la Mandelli Rodari di Dergano. C’è speranza?, le chiedono. “Quella sempre”, risponde lei. Aggiungendo: “Studiate la storia. Se si dice che è maestra di vita c’è un motivo”.











