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di Annalisa Cuzzocrea

La Repubblica, 7 gennaio 2026

Il decreto sicurezza approvato ad aprile 2025 è servito a criminalizzare il dissenso, ha inventato 14 nuovi reati, ma non ha fatto nulla per rassicurare gli italiani. Il decreto Caivano ha riempito le carceri di minorenni, portando a una capienza mai raggiunta gli istituti minorili, aumentando la possibilità per i più giovani di scontare la pena in prigioni per adulti e peggiorando così ulteriormente la situazione: sono dati del ministero della Giustizia, non ipotesi, quelli secondo cui la recidiva dei minori aumenta se si sconta la pena in carcere, diminuisce con le misure alternative e la messa in prova. Tra l’altro, molti dei reati per cui i ragazzini vanno in prigione sono legati all’uso di droga. E no, non è in prigione che si guarisce dalla tossicodipendenza.

Quanto all’immigrazione irregolare, possiamo fare un esercizio di immaginazione: quante cose si sarebbero potute fare per diminuire il fenomeno dei senza dimora, curare il disagio sociale e psichico e allontanare i soggetti estremamente pericolosi con i 670 milioni di euro buttati per gli inutili centri costruiti in Albania? Quanto della situazione di cui soffrono oggi le principali città italiane dipende dal fatto che con il decreto Cutro si è diminuito drasticamente l’investimento in integrazione e ci si è concentrati solo - ed esclusivamente sulla carta - sulla repressione? Per quale ragione un governo di destra continua a pensare che sia meglio lasciare un migrante per strada che permettergli di accedere al sistema di accoglienza ordinaria, da cui sono stati esclusi i richiedenti asilo? In modo da poterne valutare anche la pericolosità sociale, se c’è. A cosa servono le zone rosse nelle città e i daspo se non fanno che allontanare un problema ai margini per poi vederlo tornare in forma di violenza?

Ci sono dati cui il governo Meloni non guarda, e che dovrebbe invece osservare da vicino. La criminalità è aumentata negli ultimi tre anni, e anche in rapporto al 2019, periodo pre-Covid. Prima, era in discesa. Mancano 20mila tra poliziotti e carabinieri e il piano di assunzioni straordinarie varato non copre nemmeno il turn over: quelli che andranno in pensione non saranno sostituiti. Chi vive nel mondo reale sa che è meglio non trovarsi su un treno regionale dopo le sette di sera, che deve guardarsi le spalle nelle stazioni, che per una ragazza è meglio andare in auto da Milano a Monza se ha orari che non le consentono di rientrare con la luce. Tra i reati in continuo aumento, negli ultimi anni, ci sono le violenze sessuali. Si denunciano di più, è vero, ma salgono vertiginosamente anche tra i più giovani.

Quanto ai ragazzi, bisognerebbe tenersi lontani dai nomi sensazionalistici - maranza, baby gang - e guardare a due dati. Il primo riguarda l’uso del coltello: troppo esteso, assolutamente incontrollato. C’è in Parlamento una proposta del Pd che chiede di vietarne la vendita ai minori. Non basta. Bisognerebbe mettere in atto il divieto - per tutti - di andare in giro per le strade con un’arma offensiva. Con immediato sequestro e pene esemplari. Ma bisognerebbe anche affrontare un tema di cui il governo non si è assolutamente fatto carico: l’Istat ha certificato - per il 2024 - che il 26,7 per cento dei minori in Italia è a rischio povertà ed esclusione sociale. Tra gli stranieri, la percentuale sale al 43,6 per cento. Il disagio sociale, quello psichico - per cui l’Italia spende il 5 per cento del Pil a fronte di una media Ocse dell’11 - non si risolvono con i reati e le pene. Serve un lavoro molto più profondo. E la capacità di guardare la realtà per quella che è.