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di Gabriele Rizza

Il Manifesto, 2 agosto 2025

In scena la nuova creazione della Compagnia della Fortezza. La favola di Cenerentola scarta il mito della pura e semplice fantasia e poggia su pilastri di monumentale spessore: arte, scienza, conoscenza. Ne è convinto Armando Punzo che la mette al centro della sua ultima avventura teatral carceraria, allestendo un sontuoso apparato visivo, spalmato con perizia scenografica da consumato illusionista, nella grande spianata all’interno del carcere di Volterra. Il cortile della Fortezza medicea, già sede di labirintiche peregrinazioni, diventa ora una incandescente tavolozza pittorica, che abbraccia un po’ tutto il secolo breve: dalle impacchettature di un Christo e Jeanne-Claude alla metafisica di un De Chirico passando per l’action panting di un Pollock, l’astrattismo geometrico di un Malevic, il surrealismo di un Delvaux. È tutto un fiorire di avanguardie storiche attraversate da un Punzo in equilibrio su una bici di estrazione beckettiana o solcate dal suo passo di demiurgo alla Kantor, che indica e perlustra, sollecitando cadenze, uscite, incroci ai suoi attori detenuti.

Il disegno di Punzo guida un tempo senza tempo in una fantasmagoria di appunti, combinazioni algebriche, esplorazioni, formule matematiche, intuizioni poetiche, sogni a occhi aperti, segreti e utopie, che incorniciano un potenziale immaginifico che assapora vette di piacere (per chi recita) e di complicità (per chi guarda). La panoramica Cenerentola orchestrata da Punzo, accetta la sfida del fragoroso e disperato vuoto dei nostri giorni, ritmata dagli accenti minimalisti di Andrea Salvadori e dalle fragorose acconciature stilistiche di Emanuela Dall’Aglio. Una Cenerentola mossa da un’ansia di “indisciplina consapevole”, che nel suo trasformismo, nel suo costruttivismo pirotecnico sembra preludere a un nuovo capitolo del trentennale lavoro di Armando Punzo a Volterra.